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31.07.03

Simpaticunazzi

"Questa sono io. Divisa tra cronaca e spettacolo in una redazione di matti!!!(..però siamo simpatici, no?)".

No.

Liberamente scopiazzato dal blog dell'ineffabile Stefania Cavallaro.

Simpaticunazzi

"Questa sono io. Divisa tra cronaca e spettacolo in una redazione di matti!!!(..però siamo simpatici, no?)".

No.

Liberamente scopiazzato dal blog dell'ineffabile Stefania Cavallaro

Un operatore sarà al più presto a vostra disposizione

Noia mortale, mal di testa e voglia di far niente. M* è in ufficio, in versione Ambra, con cuffia e auricolare. No, in effetti qui non è la Rai: siamo in un fottutissimo call center, dove una batteria di polli sopravvissuta a dure selezioni, controllata a vista da feroci tielle (detto per esteso, team leader, fa ridere), risponde alle chiamate dei clienti ***. Oggi non gira, M* non è in vena.
"Sì, pronto, sono M*, come posso esserle utile?".
"Buongiorno, signora, senta qui mi avete addebitato una bolletta che io, insomma, qui c'è qualcosa che non va!".
Uff, un'altra. "Mi dica il suo numero cliente, signora, che controlliamo. È scritto in alto a sinistra sulla bolletta".
"171615118".
"Grazie, ora vediamo cos'è successo".
Ma no, ma no, io questa la lascio a piedi, non ce la faccio, mi scoppia la testa, non capisco niente di queste bollette!
"Signo... senta la ...etta è sca... il ...titrè luglio".
"Eh? Signorina non ho capito, può ripetere?".
Soffio sul microfono... ffffffffffffff... fffffffffffff....
"Signora non la sento bene, ci dev'essere qualche disturbo, lei mi sente?".
"Adesso la sento benissimo! Insomma, la mia bolletta? Può ripetere?".
Ffffffffffffffffffff... ffffffffffffffffffff...
"Signora, parli più forte, la sento a scatti. Lei mi sente?".
"Insomma, basta, io la sento be-nis-si-mo!".
"Signora, mi spiace, ma io non la sento. Credo che lei debba richiamare."
"Signorina, aspetti...".
Tuuuuu... tuuuuu... tuuuuuu. Avanti il prossimo.
"Buongiorno, sono Francesco, in cosa posso esserle utile?".
"Mi sente? Ho chiamato due minuti fa e mi ha risposto una sua collega mezza sorda!".

Un operatore sarà al più presto a vostra disposizione

Noia mortale, mal di testa e voglia di far niente. M* è in ufficio, in versione Ambra, con cuffia e auricolare. No, in effetti qui non è la Rai: siamo in un fottutissimo call center, dove una batteria di polli sopravvissuta a dure selezioni, controllata a vista da feroci tielle (detto per esteso, team leader, fa ridere), risponde alle chiamate dei clienti ***. Oggi non gira, M* non è in vena.
"Sì, pronto, sono M*, come posso esserle utile?".
"Buongiorno, signora, senta qui mi avete addebitato una bolletta che io, insomma, qui c'è qualcosa che non va!".
Uff, un'altra. "Mi dica il suo numero cliente, signora, che controlliamo. È scritto in alto a sinistra sulla bolletta".
"171615118".
"Grazie, ora vediamo cos'è successo".
Ma no, ma no, io questa la lascio a piedi, non ce la faccio, mi scoppia la testa, non capisco niente di queste bollette!
"Signo... senta la ...etta è sca... il ...titrè luglio".
"Eh? Signorina non ho capito, può ripetere?".
Soffio sul microfono... ffffffffffffff... fffffffffffff....
"Signora non la sento bene, ci dev'essere qualche disturbo, lei mi sente?".
"Adesso la sento benissimo! Insomma, la mia bolletta? Può ripetere?".
Ffffffffffffffffffff... ffffffffffffffffffff...
"Signora, parli più forte, la sento a scatti. Lei mi sente?".
"Insomma, basta, io la sento be-nis-si-mo!".
"Signora, mi spiace, ma io non la sento. Credo che lei debba richiamare."
"Signorina, aspetti...".
Tuuuuu... tuuuuu... tuuuuuu. Avanti il prossimo.
"Buongiorno, sono Francesco, in cosa posso esserle utile?".
"Mi sente? Ho chiamato due minuti fa e mi ha risposto una sua collega mezza sorda!".

30.07.03

Una faccenda che scotta

Toc, toc. "Scusi, cercavo il maresciallo, sa dirmi dov'è?", chiede una signora sulla sessantina, chiaramente benestante, dall'aspetto curato, con un tailleur da boutique e un'elegante borsetta.
Il ragazzo seduto alla scrivania - trent'anni, ma ne dimostra sì e no una ventina, minuto, biondo, occhi azzurri, jeans e dolcevita - alza la testa.
"Chi?", in tono sardonico.
"Il maresciallo, dico. Sa dirmi dov'è?".
"Si accomodi".
"Prego?".
"Sono io, si accomodi. Dica".
Perplessa, la signora comincia: "Guardi, maresciallo, sono qui per una faccenda scottante. Sono coinvolti tutti!"
"Tutti chi, coinvolti in che cosa?".
"Maresciallo, un giro losco, loschissimo. Traffico internazionale di droga!".
"Signora, è sicura di quel che dice? E poi lei come ne è venuta a conoscenza?".
"Sopra il mio appartamento, maresciallo. Si svolge tutto lì, gente insospettabile!".
"Ah sì, per esempio?".
"Il cardinale, il prefetto, il questore. Tutti le dico, tutti!".
"Capisco signora. La ringrazio per aver sporto denuncia. Avvieremo indagini e le faremo sapere". Il maresciallo si alza, riaccompagna alla porta la signora, torna alla scrivania, fa rullare il carrello dell'Olivetti e strappa il foglio del verbale. "Tutte a me, le pazze".

Una faccenda che scottaToc, toc.


Una faccenda che scotta
Toc, toc. "Scusi, cercavo il maresciallo, sa dirmi dov'è?", chiede una signora sulla sessantina, chiaramente benestante, dall'aspetto curato, con un tailleur da boutique e un'elegante borsetta.
Il ragazzo seduto alla scrivania - trent'anni, ma ne dimostra sì e no una ventina, minuto, biondo, occhi azzurri, jeans e dolcevita - alza la testa.
"Chi?", in tono sardonico.
"Il maresciallo, dico. Sa dirmi dov'è?".
"Si accomodi".
"Prego?".
"Sono io, si accomodi. Dica".
Perplessa, la signora comincia: "Guardi, maresciallo, sono qui per una faccenda scottante. Sono coinvolti tutti!"
"Tutti chi, coinvolti in che cosa?".
"Maresciallo, un giro losco, loschissimo. Traffico internazionale di droga!".
"Signora, è sicura di quel che dice? E poi lei come ne è venuta a conoscenza?".
"Sopra il mio appartamento, maresciallo. Si svolge tutto lì, gente insospettabile!".
"Ah sì, per esempio?".
"Il cardinale, il prefetto, il questore. Tutti le dico, tutti!".
"Capisco signora. La ringrazio per aver sporto denuncia. Avvieremo indagini e le faremo sapere". Il maresciallo si alza, riaccompagna alla porta la signora, torna alla scrivania, fa rullare il carrello dell'Olivetti e strappa il foglio del verbale. "Tutte a me, le pazze".

Pacco dono

Domenica pomeriggio, pieno agosto. Il sole a picco fiacca l'asfalto, chiude le imposte e amoreggia svogliato con la noia. Nel cortile del Palazzo di Giustizia, nemmeno un cane. Nei corridoi, nemmeno un maresciallo. Anzi no, uno c'è. È di servizio, aspetta solo di partire per le ferie, ha sbrigato tutte le pratiche e tamburella la scrivania nervosamente. Si affaccia dalla finestra: il parcheggio è semivuoto. Peruzzo è in ferie, Zucchetti, se diovuole, pure, Di Stefani... Toh, c'è la macchina di quel pataccaro di Di Stefani. Ma guarda. 'Sto trafficone m'ha appena regalato due musicassette scassate - pensa il maresciallo - sequestrate a qualche venditore ambulante. Un trovarobe, un rigattiere, ecco cos'è Di Stefani. Uno che recupera ogni genere di cianfrusaglia e poi te la regala come fossero gioielli. Tanto che a Natale - ricorda il maresciallo - gli ho fatto trovare sulla scrivania un bel pacco dono. Lui lo apre, gli occhi gli brillano, cos'è, cos'è, chiede. Apri, apri, gli dice il maresciallo. Porcozzio, esclama Di Stefani, che minchia è 'sta scatola, è piena di sassi! E sai che faccio oggi?, medita il maresciallo, ho giusto giusto gli armadi pieni di carta straccia, un po' di sacchi di plastica, del filo di spago e la Cinquecento di un accattone, aperta e parcheggiata proprio qui sotto, da riempire di monnezza fino al tettuccio. A sera, nel cortile, echeggia un porcozzio, porcozzio, maresciallo, sempre il solito!

Pacco dono

Domenica pomeriggio, pieno agosto. Il sole a picco fiacca l'asfalto, chiude le imposte e amoreggia svogliato con la noia. Nel cortile del Palazzo di Giustizia, nemmeno un cane. Nei corridoi, nemmeno un maresciallo. Anzi no, uno c'è. √à di servizio, aspetta solo di partire per le ferie, ha sbrigato tutte le pratiche e tamburella la scrivania nervosamente. Si affaccia dalla finestra: il parcheggio è semivuoto. Peruzzo è in ferie, Zucchetti, se diovuole, pure, Di Stefani... Toh, c'è la macchina di quel pataccaro di Di Stefani. Ma guarda. 'Sto trafficone m'ha appena regalato due musicassette scassate - pensa il maresciallo - sequestrate a qualche venditore ambulante. Un trovarobe, un rigattiere, ecco cos'è Di Stefani. Uno che recupera ogni genere di cianfrusaglia e poi te la regala come fossero gioielli. Tanto che a Natale - ricorda il maresciallo - gli ho fatto trovare sulla scrivania un bel pacco dono. Lui lo apre, gli occhi gli brillano, cos'è, cos'è, chiede. Apri, apri, gli dice il maresciallo. Porcozzio, esclama Di Stefani, che minchia è 'sta scatola, è piena di sassi! E sai che faccio oggi?, medita il maresciallo, ho giusto giusto gli armadi pieni di carta straccia, un po' di sacchi di plastica, del filo di spago e la Cinquecento di un accattone, aperta e parcheggiata proprio qui sotto, da riempire di monnezza fino al tettuccio. A sera, nel cortile, echeggia un porcozzio, porcozzio, maresciallo, sempre il solito!

La legge è uguale per tutti

"Maresciallo, deve farmi un favore", chiedeva il colonnello.
"Se posso".
"Un'intercettazione".
"Uhmm... Autorizzata?".
"È un favore".
"Nossignore. Io non faccio favori".

La legge è uguale per tutti

"Maresciallo, deve farmi un favore", chiedeva il colonnello.
"Se posso".
"Un'intercettazione".
"Uhmm... Autorizzata?".
"È un favore".
"Nossignore. Io non faccio favori".

Il plico

"Maresciallo, ho un incarico delicato per lei", esordiva il colonnello.
"Dica". "Deve andare a ritirare un plico dal contenuto segretissimo a questo indirizzo".
"D'accordo", rispondeva il maresciallo.
Un plico. Un plico tua sorella. Pile e pile di documenti da sollevare di peso, caricare in macchina e portare al Palazzaccio. Tornava imbufalito in ufficio, il maresciallo, entrava come una furia nell'ufficio del colonnello, non lo trovava e lasciava un biglietto: "Dal sopralluogo effettuato, detto plico risultava troppo pesante per un maresciallo. Si consiglia di far ritirare la preziosa documentazione da un facchino".

Il plico

"Maresciallo, ho un incarico delicato per lei", esordiva il colonnello.
"Dica". "Deve andare a ritirare un plico dal contenuto segretissimo a questo indirizzo".
"D'accordo", rispondeva il maresciallo.
Un plico. Un plico tua sorella. Pile e pile di documenti da sollevare di peso, caricare in macchina e portare al Palazzaccio. Tornava imbufalito in ufficio, il maresciallo, entrava come una furia nell'ufficio del colonnello, non lo trovava e lasciava un biglietto: "Dal sopralluogo effettuato, detto "plico" risultava troppo pesante per un maresciallo. Si consiglia di far ritirare la preziosa documentazione da un facchino".

Due verticale: colonnello fancazzista

Gli piaceva fare irruzione, sì. Non in appartamenti sospetti, no. Gli piaceva farlo nell'ufficio del colonnello. La porta era chiusa. Silenzio. Qualcuno bussava: "Colonnello, posso?" e questi, con la voce nasale, "non adesso, ripassa più tardi". Un quarto d'ora, mezz'ora, niente. La porta sempre chiusa e una montagna alta così di pratiche urgenti da firmare. Spazientito, il maresciallo si alzava di scatto, andava alla porta del colonnello e la spalancava. Il poveretto, rannicchiato dietro la scrivania, rischiava l'infarto: "Maresciallo!", ma non andava oltre, tutto preso a rimettere in fretta nel cassetto l'ultimo Bartezzaghi.

Due verticale: colonnello fancazzista

Gli piaceva fare irruzione, sì. Non in appartamenti sospetti, no. Gli piaceva farlo nell'ufficio del colonnello. La porta era chiusa. Silenzio. Qualcuno bussava: "Colonnello, posso?" e questi, con la voce nasale, "non adesso, ripassa più tardi". Un quarto d'ora, mezz'ora, niente. La porta sempre chiusa e una montagna alta così di pratiche urgenti da firmare. Spazientito, il maresciallo si alzava di scatto, andava alla porta del colonnello e la spalancava. Il poveretto, rannicchiato dietro la scrivania, rischiava l'infarto: "Maresciallo!", ma non andava oltre, tutto preso a rimettere in fretta nel cassetto l'ultimo Bartezzaghi.

29.07.03

Allo zoo comunale

Nella torrida estate, c'è chi parla di banner, di azioni gnueconomy, di guadagni, di collaborazioni pagate, di pinguini da liberare. Anche voi desiderosi di farvi licenziare da Dada? Prego. Prima voi, che a me vien da ridere.

Si potrebbe andare tutti quanti allo zoo comunale
Vengo anch'io? No tu no
Per vedere come stanno le bestie feroci
e gridare aiuto aiuto è scappato il leone
e vedere di nascosto l'effetto che fa.
Vengo anch'io? No tu no
Vengo anch'io? No tu no

Prove tecniche di iscrizione tombale

Com'è possibile? Non bevevo, non fumavo, guidavo piano... Potete ricontrollare, per favore?

Spoon river

Questo divertente testamento m'ha fatto pensare. E io, le ultime parole famose?

Bennatamente

Chissà com'è che uno perde smalto, quand'è che smarrisce l'ispirazione, com'è che gli salta in mente che una canzone gli appartenga solo perché l'ha scritta lui e che, se gli va, la fa spianare da uno spot imbecille. Uno spot di Tim, per giunta. Comunque, non divaghiamo. Ieri l'ho visto in Tv, Bennato. √à un po' stracco. Ti vien voglia di dirgli dai, sputa il rospo, cosa c'è che non va, sono gli anni che passano, una "fidanzata troppo giovane", la routine dello show, troppi dubbi, troppi avverbi? Ecco, ci siamo, è qui che volevo arrivare. Bennato ha inventato l'avverbio rock. Per quel che ne so, è l'unico che può permettersi di infilare in una sola canzone - Ritorna l'estate - una sequela di finalmente, statisticamente, geneticamente, improvvisamente, impudentemente. Che lo faccia coscientemente (Every day) o solamente (Sbandato) a caso, Bennato è un recidivo. A lui piace così. Insistentemente, sicilianamente (T'amo).

28.07.03

United colours of bloggers

Un giorno ricevo una mail dall'Innominato. Ohibò, che succede, ne ho sparata una troppo grossa, è in arrivo una bella cazziata, è morto qualcuno? Un bel punto interrogativo mi rimbalza in fronte. Aggrotto le sopracciglia e mi si disegna quella faccia superscettica che (non) sapete. Quella da tiraschiaffi, per intenderci. "Questa mail serve per comunicarti (se vuoi, se hai tempo, se hai voglia) i nuovi dati per poter pubblicare da autore eccetera eccetera". Ammia? Ma dai, vuoi scherzare, penso. Ti ha dato di volta il cervello, hai sbagliato indirizzo e-mail, è tutto un equivoco. Non ti preoccupare - immagino di rispondergli - adesso chiariamo la cosa e sistemiamo tutto. Amici (ok, amici no, sto esagerando) come prima. Calma, meglio leggere bene. Arrivo in fondo all'e-mail e - sorpresa! - no, non ha sbagliato, questo fa sul serio. In coda al messaggio, la login parla chiaro: Shangri-La. Ho un attimo alla Aldo Baglio, miiiiiiii, non ci posso credere!, e comincio a ruminare sul perché, il percome, il chissà e il se poi. Mi vien quasi la tentazione di rispondere: ma quale sciangrillà e sciangrillà, qui parla la solita musona, incazzosa e rancorosa che eccetera eccetera, per cui pensaci bene, è meglio. Invece no. Redarguita a dovere dal mio padre spirituale, soprassiedo. Un semplice grazie può bastare. E ora, che ci scrivo? Io viaggio su altri binari, lì non funziono - penso - e farei la stessa figura di un paio di calzini bianchi che fanno capolino dall'orlo di un gessato nero. Terribile. Ma ho già detto grazie, è un invito, non era atteso e sortisce un piacevole effetto tra lo stupito e il perplesso. Mi fermo qui, il resto si sa.

Questo post è un tentativo di spiegare perché a volte ci si trova a soggiornare in casa d'altri pur avendone una propria. Il tentativo non è riuscito, perché la spiegazione vera sta nel non detto, tra le righe, e forse la capisce solo l'Innominato. Comunque sì, la penso, nonostante la personale incoerenza, come Sofri: "I lettori vogliono il loro giornale e i loro opinionisti". I blog multiutente sono quindi in cerca d'autore? Il dibattito è aperto.

Occazzo

Scusate il francesismo. Ma insomma, cosa direste voi se, mentre siete in bagno, qualcuno aprisse la porta all'improvviso? E se, mutatis mutandis, scopriste che qualcuno, un collega, mettiamo, leggesse il vostro bloggettino? Direste occazzo, eccome se lo direste. Senti caro, sono qui, in ginocchio da te, e ti supplico: dovessi ricapitare da queste parti, leggi pure ma fa come se non fossi io. E non farmi pubblicità, ti prego.

Dura la vita dell'atleta

Le Olimpiadi secondo Bruno Bozzetto.

Indovina chi viene a cena

Gli effetti del caldo su certe comunicazioni private. :-)

27.07.03

Everybody's got a hungry heart

"Non vedi quanto ci somigliamo? Voglio dire tu e io, Will? Tutti e due reagiamo di fronte agli estranei. Non ci piace passare davanti alla gente senza fare un cenno di saluto. Quando la gente è maleducata andiamo in pezzi. Quando la gente non ci viene incontro andiamo in pezzi. Non siamo in grado di accettare i termini consueti, gelidi, abbottonati, circostanziati delle relazioni umane. I nostri cuori strattonano il guinzaglio, Will!".

Dave Eggers, Conoscerete la nostra velocità

Ho mangiato la mela

Primo Mac-post. Ebbene sì, ho ceduto.
T’ho veduto
T’ho seguito
T’ho fermato
T’ho baciato
eri piccolo
piccolo, piccolo
così!
Poi, è nato il nostro folle amore,
che ripenso ancora con terrore.
M’hai stregato.
T’ho creduto.
L'hai voluto.
T’ho comprato.
Eri piccolo,
piccolo, piccolo,
sì, così!

25.07.03

Aciderrima

Lui getta uno sguardo. Il phmetro di lei tocca un picco. Risposta telepatica: "se hai pazienza, tra un po' passa di qui quello schianto della mia collega". Lui niente. "Hai capito? Bellissima, gentile, sorridente, simpatica e intelligente. Non fare il coglione, aspetta". Lui scuote la testa, si infila in macchina e mette in moto.

Saluti dal ginepraio

C'è chi pensa che tra il dire e lo scrivere ci sia di mezzo il mare. Abbastanza vero. Ma non venitemi a dire che la colloquialità sia scevra da sovrastrutture. Dietro il parlar grezzo, un tant al tocc, c'è un preciso contegno, un'altrettanto rigida etichetta. Indisciplinata per natura, ogni tanto esco dai binari e, parlando, inciampo in qualche ginepraio. Gineche?, chiede in falsetto il collega in calcio d'angolo. Gineppraiooo, gli fa eco il compare, seduto a fianco. In due secondi, com'è d'uso in questo open space, nasce il nuovo tormentone dell'estate. In mezzo, coglionata alla grande, la sottoscritta, tanto per cambiare. Oggi, il grande riscatto. Sulla Gazzetta, la bibbia rosa dei supergiovani, fa bella mostra di sé, stamattina, un bel ginepraio. Kiss my ass, baby.

24.07.03

Volontà di potenza

C'è gran fiducia nel fare. Una fiducia disperata, d'accordo, ma c'è, tenace e ostinata. Io faccio, io dico, io creo quel che voglio, quel che mi passa per la mente, quel che non c'era, quello che il vento spazzerà via. Nulla sfugge al mio potere. Mi sento forte, determinante, mi sento essere, esisto, cambio il mondo. Posso evocare dall'Ade qualunque spettro, posso salire su un palcoscenico, schiarire la voce e con timbro tonante esclamare: ecco, signori e signore, vi presento l'acqua calda! Applausi, scene di giubilo, grida festanti, "non aspettavamo altro, grazie infinite, evviva l'acqua calda!". Come dice quel tale, oggi ci vuole così poco. Molto poco o decisamente troppo. Ci si crede impuniti, oggi, poveri illusi che siamo.

Oggi non gira

Certe giornate spiovono piano, stancamente, ti fiaccano l'anima con metodo, un secondo dopo l'altro, e si fanno complici di mostri dietro le rupi che credevi ormai morti e invece no, più vivi che mai.

Dinamica del sinistro

- Andando a casa ho girato nella villetta sbagliata e mi sono scontrato con un albero che non ho.
- L'altra vettura mi ha urtato senza dare avviso delle sue intenzioni.
- Mi sono scontrato con una pompa di benzina proveniente dall'altra direzione.
- Un camion si è scontrato con la faccia di mia moglie.
- Un pedone mi ha colpito ed è finito sotto la mia auto.
- Il tipo barcollava in mezzo alla strada. Ho dovuto sterzare diverse volte prima di investirlo.
- Mentre tentavo di uccidere una mosca, mi sono scontrato con un palo del telefono.
- Avevo comprato diverse piante. Arrivato ad un incrocio, una di queste mi si fece davanti coprendomi la visuale, ecco perché non vidi l'altra macchina.
- Ho guidato per 40 anni, poi mi sono addormentato al volante e ho avuto un incidente.
- Giungevo all'incrocio, quando improvvisamente apparve un cartello di stop dove non era mai apparso. Non riuscii a fermarmi in tempo.
- Per evitare di colpire il paraurti della macchina davanti, stirai il pedone.
- Una macchina invisibile uscì da chissà dove, urtò la mia auto e scomparve.
- Avevo detto alla polizia che non ero ferito, ma togliendomi il cappello ho scoperto di avere il cranio fratturato.
- Il pedone non aveva idea di dove scappare, così io andai verso di lui.
- Il palo della luce si stava avvicinando. Stavo tentando di schivarlo, quando mi venne addosso.

Blues BrothersCiascuno ha bisogno di

Blues Brothers
Ciascuno ha bisogno di qualcuno da amare, ciascuno ha bisogno di qualcuno da odiare. Magari ti capita di essere quella da odiare. Capita così, per sport, perché dà sapore, perché sei fastidiosa. Non puoi farci niente. Fatte le somme, è solo un tiro di dadi. √à uscito il tuo numero e indignarsi non serve. Meglio andare a farsi una bella nuotata, va'.

23.07.03

Ripetenti a vita*C'è qualcosa di

Ripetenti a vita*
C'è qualcosa di peggio che fare i professori di scuola ed essere ripetenti a vita. Si può sempre decidere di investire duemilatrecento euro in un master di scrittura creativa o sciropparsi un paio d'anni di Scuola Holden (eh?) per il lustro di poter dire Alessandro Baricco era il mio preside e una volta allo Spazione è venuto Luciano Ligabue (wow!), un'altra volta ci hanno fatto visita Mario Luzi e Ian McEwan (doppio wow!) e le restanti volte son venuti Luca Bianchini, Carmine Abate e Paolo Teobaldi (chi???). Caspita, mi viene l'acquolina in bocca. Peccato non riesca a capire, zappingando sul sito, quanto costi 'sta sciccheria. Insomma, cari blogger, non lo vogliamo seguire un bel corso di web writing? Per soli 280 euro + IVA (336 euro), l'eccellente Valentina Grippo, ex dirigente del gruppo Telecom prima e del gruppo Lucchini, nonché direttrice di un team giornalistico e tecnico di 20 persone, è tutta nostra, per dieci lezioni, pronta ad erudirci su temi profondi, da "Il link come metafora" a "La grammatica del web. Scrivere dei buoni testi pensati per il mezzo". Valentina, non cominciare senza di me, aspettami!

* citazione dal film La scuola di Daniele Luchetti

Nei secoli fedele

Ecco, ci sono post che prendi per mano, dall'inizio alla fine, che senti tuoi fino al midollo, post che ti fanno pensare che il fratello invisibile col quale parlavi per gioco, da bambina, aspettando uno che era già notte e non tornava mai, quel fratello, quell'amico, quel sodale c'era. Da qualche parte, pativa le stesse cose che pativi tu. E poi c'è il seguito, sul quale Squonk tace. La storia prosegue così, che passano gli anni e scopri che Milano, quella Milano, è piena di ragazzotti convinti. Molto convinti. Sicuri che ogni divisa sia un nemico, una vergogna, qualcosa che merita disprezzo. Io devo ancora trovare la forza d'animo di dirlo, a qualcuno di questi ignari giovanotti, cosa sono, cosa penso e la pena che mi fa quel ragazzo confuso, che lancia i suoi vent'anni contro una camionetta ed è l'ultima volta.

22.07.03

La nera signora/1

Dopo aver intasato un'incolpevole casella di posta di sfoghi e riflessioni varie, ammorbo anche voi. Dunque, Eggers... No, ancora lui, no! Zitti lì. Quello stronzetto di Chicago, dicevo. Anzi no, rewind. Mia madre. All'inizio degli anni Sessanta, la madre di mia madre avverte un dolore insistente al petto. Si rivolge al medico del suo paese. √à un nodulo al seno, ma lui minimizza. Ma no, cosa vuole star lì a operarsi, si figuri, è una cosa da niente, capita a tante, è grande meno di una nocciolina. Passano i mesi, mia nonna sta sempre peggio, mia madre è preoccupatissima e la riporta dal medico. Lui capisce di aver fatto una cappellata, non le dice nulla e pilatescamente la spedisce al Policlinico di Pavia per accertamenti. √à già troppo tardi, la nocciolina è cresciuta. La sgridano, signora, perché ha aspettato tanto a venire!, la macellano, la fasciano e la rimandano al paesello. Da lì, è un calvario. Dopo qualche mese, mia madre la riaccompagna al Policlinico per sentirsi dire: la riporti a casa, è in metastasi. Nel giro di un anno e mezzo, muore mia nonna e, poco dopo, mio nonno per infarto. Mia madre ha poco più di vent'anni e una sorellina di nove da crescere senza l'aiuto di nessuno.

La nera signora/2

Torniamo a Eggers. Dave ha vent'anni e una fratellino di sette da crescere. Nel giro di un anno ha perso la madre per cancro e il padre per infarto. La morte lo sfida e lui che fa? Reagisce con un vitalismo a tratti cinico e sfrontato, non si lascia annientare, fa leva sulla presunzione cieca dei suoi vent'anni e dice sì alla vita, fanculizza il mondo e tira dritto, alzando il dito medio, chissenefrega della buona educazione. Irresistibile canaglia, disperatamente vuole e ottiene un "mondo" per sé e per il fratello, lo vuole a dispetto di tutto, senza riguardo nei confronti di nessuno, come uno che abbia un cane rognoso attaccato al culo e corra come un disperato per non ritrovarsi con una chiappa di meno. L'ho letto tutto d'un fiato e poi sono andata da mia madre, pazza che sono, e le ho detto: devi assolutamente leggere questo libro. Non voglio dirti nulla, ma devi leggerlo, è fenomenale. Due settimane dopo me lo restituiva dicendomi ma come t'è venuto in mente di farmi leggere una cosa del genere. Non ce l'ha fatta e la capisco. L'ultimo libro, che è meno scoppiettante del primo e non è altrettanto autobiografico, parte ancora dalla morte (di un amico, questa volta) e racconta come sia difficile avere rapporti innocenti col mondo, essere generosi e donare liberamente del proprio ad altri, come sia difficile, infine, crescere rimbambiti dal mito della velocità e scoprire che la vita è un terreno più paludoso del previsto, che perfino prendere un aereo e andartene dove ti pare è un problema, che il mondo non è come Internet, è un bel po' più complicato.

Eggers ha perso in modo tragico anche la sorella, che aveva forse un anno-due più di lui. Beth è morta, non ho capito bene come (suicida, forse perché malata? Non è chiaro), e l'ho scoperto per caso su un forum, dove tutti gli dicevano ci spiace tanto, come stai, come stanno i tuoi fratelli, eccetera, e lui diceva che sì, è incredibile, ma sono rimasti solo loro tre, lui, Toph e Bill (mi pare si chiamasse così), il fratello maggiore. Eggers è stato discreto e non ha spiattellato la faccenda per pietire solidarietà. Nella quarta di copertina dell'ultimo libro, sottovoce, dedica il romanzo a Beth. Non se ne fa menzione lì, naturalmente, ma buona parte dei ricavati è devoluta per la ricerca sul cancro.

21.07.03

La porta del vento

"Ma è il sangue del tuo sangue!", protesta. Cosa devo dirle, che vivo in una terra anemica? Non può capire. Ogni volta che compongo il prefisso 091, so già che mi aspetta una litania di lamentele. Bagheria è un senso di colpa, è radice secca e tenace, è atavica fame di affetti, è un dedalo di viuzze che ti stritola come un polpo, bocche sdentate sull'uscio di casa e fotografie ingiallite di me bambina. E sono ninnoli, bomboniere e centrini che hanno fermato il tempo e mi precipitano in un'età sgambettante, quando mi asciugo i capelli al vento, sul terrazzo di nonna, ipnotizzata dall'atmosfera levantina del paesaggio, così diversa da quella ragionevole cui sono abituata. Bagheria mi chiama e a me trema il cuore.

Castelli in aria

Paghi uno, prendi tre. √à in vena di sconti estivi, Castelli. Sofri lo lascerebbe volentieri dov'è ma, se proprio volete, fa sapere, beccatevi pure Mambro e Fioravanti. Come sottolinea giustamente Brodo primordiale, inoltre, in ballo c'è pure la posizione di Bossi, "che ha accumulato un paio d‚Äôanni di condanne e aspetta una sentenza della Cassazione". Non solo. Leggo che l'incommensurabile baluba si danna l'anima assai per sapere com'è che Fassino A) dichiari di essere laureato B) ove davvero lo fosse - sono in corso accurate indagini per accertare la verità dei fatti - come sia riuscito a studiare nel periodo precedente il '98, anno in cui all'Università di Torino Fassino corona il sogno di una vita (!) e diventa ufficialmente dottò. Che dire, comprendo tanta diffidenza. Il prode Castelli è abituato alle panzane di Bossi, che, come molti ricordano, impapocchiò genitori e fidanzata narrando le sue epiche gesta universitarie. Ora, bisogna immaginarsi la scena e le infinite volte in cui il buon Umberto torna a casa e dice festante: ho preso 30 e lode!, i complimenti dei suoi e l'orgoglio della futura sposa. L'andazzo dura qualche anno finché, a un certo punto, Bossi decide che è maturato il tempo tecnico per laurearsi. Fissa una data, si finge impegnato con la tesi, fa avanti e indrè casa-Università, Università-casa. Arriva l'agnognato giorno della discussione e, premuroso, dice ai suoi che non è il caso lo accompagnino, è una pura formalità, è più il fastidio che altro. Dura poco, mamma, quando torno, si festeggia. Esce di casa da solo, con la sua borsa, va al bar, fuma mezzo pacchetto di sigarette, si beve un bianchino per prendere coraggio, torna a casa e annuncia la lieta novella. Segue bella festa, baci, abbracci e Castelli in aria.

Viva l'Italia

Il Bel Paese (nel caso foste gli ultimi due-tre che non l'hanno ancora ricevuto via e-mail).

19.07.03

Io, antipatico blog

Clicco, apro la pagina, leggo e chiudo in fretta la finestra. C'è un'aria gelida, uno spiffero cattivo, un clima di forte ostilità che emana da quel blog. Ogni volta così. Continuo a leggerlo - del resto qui è linkato da tempo - e tuttavia, lo sento - verità o autosuggestione, chissà? - , costui non mi digerisce. Altro che virtualità, altro che bit e logica binaria. √à tutta una mescolanza di odori, questa, di simpatie e antipatie epidermiche, di appartenenze e conflitti tribali, sulla quale faticosamente cerchiamo di costruire una trama discorsiva comune. Tuttavia, astuto e capzioso, il dis-aggregator che è in noi ottunde artatamente la comprensione là dove c'è chiarezza, semina zizzania, stringe alleanze trasversali a puro scopo strategico e spaccia per amicizia entusiasta la complicità.

A 14 anni sperimentai quanto sia labile il confine tra amicizia e inimicizia. Conobbi Andrea in quarta ginnasio e mi ci scontrai dopo una settimana, con una sana e veemente lite durante un'assemblea di classe. Ci guardammo torvo per un po' e poi, non ricordo come, diventai la sua confidente. Le rarissime volte che ci incontra, ora, è una festa.

18.07.03

It takes a leap of faith to get things going

La vita è fatica. Non dico sempre, non dico senza requie, dico per lo più. Persino nell'amore più esaltante, nel talento spiccato o nella vacanza indimenticabile v'è fatica. Figurati in un blog, nel suo dolceamaro lavoro di cesello, nell'assidua ricerca e nel continuo ascolto talvolta avido, talaltra paziente del respiro altrui. Vedo segni di stanchezza, accenni di cedimento, scetticismi serpeggianti. Che si faccia un ulteriore sforzo: togliamoci dalla testa la "superstizione di essere un sottoprodotto", come dice oggi, con grande chiarezza analitica, Giggì. Pensiamoci. Immaginiamoci consapevoli. Forse il resto viene da sé.

Back-stage

Qualche giorno fa, in ufficio, pizzette, biscottini, vino e cocacola per tutti. Un compleanno? Nossignore. Un altro stagista che ci saluta. Due mesi fa, scena non altrettanto serena, ma identico in bocca al lupo davanti all'ascensore. Niente di strano, direte, succede dappertutto. Purtroppo sì, ormai è prassi. Lo stagista medio ha trent'anni, una laurea in una tasca, con tanto di corso di formazione professionale aggiunto in coda al CV o - peggio ancora - master fighetto di tre anni dove ha imparato a comunicare sui nuovi media, perdio, e a ideare banner originalissimi - fai un peccatuccio, compra il cornetto, che c'è il concorsetto! Master che, delinquenti che non siete altro!, tradotto prosaicamente in lire, fa 45. Essì, 45, anche 50 milioncini di mamma e papà, più fitto e alloggio nella Milano da bere. Funziona così: tu sganci il quattrino, frequenti la scuola della scuola della scuola, sostieni l'esamino finale e poi, in premio, agguanti l'agognato stage. Altrimenti, ciccia, perché le aziende sposano sì la filosofia USA (e getta), ma non vogliono cacciare nemmeno un euro per l'assicurazione infortunistica, sicché lo stagista è il benvenuto solo se griffato (e già assicurato). Tre mesi, rinnovo, altri tre mesi, ulteriore rinnovo, ultimi tre mesi: per chi suona la campana? Il nostro stagista aspetta, con l'orecchio teso, fino all'ultimo giorno. Nessuno ha avuto il coraggio di dirgli nulla. √à un gong quello che ho sentito? No, caro, è solo l'allarme anticendio, corri corri che qui forse va tutto a fuoco e forse no. L'assunzione, ma cosa dico, quale assunzione, il miserabile contratto da cococo che gli hanno proposto, a mille euro lordi al mese, riluce in lontananza, come un miraggio, mentre tutto intorno è solo deserto e sole, deserto e sole. Ormai ci siamo, è venerdì sera, quel venerdì, alla spicciolata usciamo tutti, "ciao, a lunedì e... a presto, speriamo di rivederci". Le lacrime agli occhi, la rabbia che incrina la voce e l'umiliazione soffocano l'ultimo "ciao, grazie, ci vediamo alla partita di calcetto".

17.07.03

Bloglive

Non vado a rispondere in sede perché non mi va di tirar fuori faccende personali, ma credo di essere un caso non molto frequente di persona che conosce diversi blogger, ma non è (o non è stata subito) ri-conosciuta. Insomma, Milano è piccola.

Caro diario

"Quando ero giovane, tenevo un diario in cui annotavo giorno per giorno le cose spiacevoli e i miei errori. Non passava giorno in cui non ne commettessi almeno venti o trenta. Il risultato è stato che poi ho smesso di scrivere. Anche adesso, quando vado a letto e ripenso agli eventi della giornata mi accorgo che ogni giorno sono stato manchevole in parole o azioni. Be', è arduo ammetterlo. Per coloro che confidano sulle proprie facoltà mentali, poi, è pure inconcepibile".

Yamamoto Tsunetomo, Hagakure - Il codice dei samurai - a cura di Leonardo Arena

Avviso ai naviganti

Chiunque laggiù in ascolto, raccogliendo quattro stracci e due-tre coordinate zodiacali, stia pensando che qui le gravitazioni orbitali sono pericolosamente prossime a buchi neri, che ondivaghe, inaffidabili, mutevoli, confuse ma quasi mai felici qui ci si barcameni ai margini, sappia che sì, le variabili astrali non sono delle migliori. Ci hanno dato una tavola da surf e cavalloni alti così. Facciamo del nostro meglio, a volte ci divertiamo, più spesso ci viene il mal di mare, ma la terra, la terra, che invidia...

16.07.03

Historia magistra, sed philosophia... discipula?

Gli appassionati di Storia sono accontentati: qui c'è una famigliola che li può benevolmente accogliere (segnalazione che viene da Contaminazioni). E noi, che stiamo già scaldando il cerebro per il ciclo di post su Kierkegaard del prossimo ottobre, a noi, insomma, qualcuno pensa, a parte Leonardo Arena? Mi piacerebbe assai che filosofi e professori sciogliessero il nodo della cravatta e aprissero quatti quatti un blog per dirci com'è, cos'è e dove, se c'è.

Libera libera

L'ennesima volta che ti ci rompi la testa, ne esci frastornata e cambiata per sempre. Tu non sai perché quella volta sì e le precedenti no, non lo sai, ma d'improvviso qualcuno accende la luce e ti chiede cosa c'è, perché parli nel sonno. Stai tranquilla, ti dice, non è successo niente. Ecco, quel giorno sei sveglia. E d'incanto si dileguano dalla scena i fantasmi di Zeus e di Medea, tutti i loro ventiquattro avatar, gli sguardi medusei di chi ti pietrifica gli anni per non vederti invecchiare, quelli che sarai tu, ferma e chiara, oppure sparisci, i maestri per un giorno o una vita intera, quelli che la vanità si paga cara e avresti dovuto saperlo che Hannah alla fine esce di scena, l'hai letto, no?, e lui, Martin, rimane solo con la sua lichtung, ormai ridotta a radura tutta sterpaglie e terra secca.
Sei sveglia, sì, ed è un mattino di sole. Sulla soglia di casa, nuovi volti s'affacciano, con bagagli leggeri e sorrisi più rilassati. Corri incontro a ognuno di loro, vieni, entra, accomodati, col cuore leggero. In lontananza, appena distinguibili, i mostri che merlettano le mura di Villa Palagonia sussurrano il tuo nome. Ti volti appena, giusto il tempo di scorgere un'ombra di nostalgia e chissà, ti chiedi, come stanno laggiù e chi amano, se amano. Ma è un attimo. Nuda e cruda, la vita ti reclama, rapina il tuo tempo e tracima nei sogni, anche quelli sbagliati. Libera libera, sì, ma libera da che cosa.

Ecco, se proprio devo dirla tutta...

Con Guccini ho chiuso dopo l'ultimo suo concerto, ma la ruggine tra noi (!) è legata a quel "nata di marzo, nata balzana" (e sorvoliamo elegantemente sul resto) di questa orrenda canzone. :-)

The wall

Dice che è andato a sbattere contro un muro e che la partita finisce qui. Io non so quando, dove, come. So solo che la distrazione, la noncuranza e il conformismo sono il gufo nero che sta sempre appollaiato sulle nostre spalle e che ciascuno di noi contribuisce col proprio mattone alla costruzione di certi muri. Ma quando è il momento, Naciketas, ricordiamo perfettamente che il martello sta nella cassetta degli attrezzi e che, volendo, abbiamo anche buoni muscoli.

15.07.03

Gente da salotto/1

"E il mio Maestro m'insegnò
com'è difficile trovare l'alba dentro l'imbrunire
".

Mi tremava la mano, ricordo. Decidere di telefonargli non fu cosa semplice. Tuttavia dovevo sapere. Trovai subito il numero sulla guida e, dopo il primo squillo, riconobbi subito la sua voce e l'inflessione inconfondibile del suo "Buongiorno, chi parla?". Da quando avevo sedici anni coltivavo nei suoi confronti una vera e propria venerazione. Conoscerlo fu una conferma. Mi aprì la porta lui stesso, con un sorriso aperto e affabile, introducendomi in un salotto pieno di luce e accogliente come non immaginavo. Cercai subito con lo sguardo il pianoforte - un bel mezza coda, sul lato sinistro - che sapevo per certo esserci, conoscendo la sua passione per la musica e la sua attività, meno nota, di compositore. "Allora, allora, mi dica, che sono curioso". Gli avevo anticipato quel che avevo da raccontargli e chiacchierammo a lungo, piacevolmente, ricamando un bel po' sulle miserie umane di certi baroni di comune conoscenza. A un certo punto gli dissi: "Professor Severino, sono arrivati al punto di dirmi che lei è un cretino". Strabuzzò gli occhi e scoppiò a ridere. "Un cretino?". "Papale, papale, professore. Un cretino", gli risposi. "E chi, chi, come si chiama?". Glielo dissi e ne ridemmo ancora un bel po', finché conclusi: "Professore, qui le cose sono semplici. O è cretino lei o sono cretina io. Come la mettiamo?".

Gente da salotto/2

Ecco, se potessi, mi piacerebbe incontrare quel bel figliolo di Eggers e dirlo anche a lui: o sei cretino tu o sono cretina io. Perché ci ritorno? Ognuno è libero di dire e pensare quel che crede, ci mancherebbe altro. Però ecco, posso dire che tra l'autentico disgusto e certi atteggiamenti salottieri c'è differenza? Soprattutto qui sotto la Madunina solo i cafoni e i provincialotti come me dicono bello, mi piace di ciò che incontra il nostro gusto. I signori bene giammai. Si sfidano alla Canottieri nella pesca del pelo nell'uovo poi, di fronte a un aperitivo, sparano lì tre o quattro giudizietti schizzinosi su qualche libro o qualche film, menando il can per l'aia con paragoni umilianti e stupidi. Culturalmente voraci, certo, ma sia chiaro: il loro plauso è cosa preziosa e mica vien via per poco. Critici esigenti, dunque? Se così fosse, nulla da dire. Ma pare a me lo siano solo con chi vive a migliaia di chilometri distante da loro, ché non c'è nulla come la familiarità concreta o anche solo possibile ad ammansirli come agnellini. Allora sì, che questi amabili salottieri fanno scorrere fiumi di latte e miele sulle teste dei loro protetti. Ora poi c'è anche il salotto virtuale e, guarda un po', molto pelo da lisciare per il verso giusto, che ci si fa sempre buona figura, tanto più che da qualche parte un amico editore, un amico giornalista, un amico qui e uno là, si compiace, annota la buona azione e magari un giorno se ne ricorda. E quindi vai, senza ritegno, con una sequela di ma quanto scrivi bene, dio, quanto sei brava/o, che orgasmi, che deliqui, che meraviglie. E quell'Eggers? Uff, roba da poveretti.

Navi smarrite


Verso che sponda dentro che notte fonda
su che rotta a rischio nella foschia che confonde
testa e orizzonti, nell'impazzire in che vuoto
bussola e sonda, e noi
nella mischia dei venti
nella bonaccia mortale
dei sentimenti.

Bellezza che ci hai lasciato che non dài vela
più a nessuna speranza, sguardo non reso
in che bugiarda attesa, per che traguardo
non è tempesta ma tedio
che ci affoga non onda
ci inchioda al fondo ma il nulla
senza rimedio.


Per i vivi uguale miracolo
lega ramo con ramo, spiega
quella che non dimentichi
il cane che riconosce
- non si sa come - la mano.

Errore 404

Io, te

La voce, lo sguardo, il mistero che sei, come ti muovi, ridi e scrivi. Qui, altre e-circumnavigazioni, dove si deduce che vivrei solo di parole, ma ci sono, per fortuna, persone più sane di me.

14.07.03

Dave il genio

Dire che non gli è piaciuto è poco: l'ha trovato un "pacco colossale" e non è il primo a dirlo, peraltro. Non sarà nemmeno l'ultimo, del resto. Certo che bisogna proprio avere il dente avvelenato per definire L'opera struggente di un formidabile genio di Dave Eggers come il "resoconto inutile della vita noiosa di personaggi insignificanti". Ammetto di aver fatto anch'io l'errore di segnalarlo agli amici, cedendo all'entusiasmo. Mai più. I libri, come tutto nella vita, sono incontri destinali e non si consigliano. C'è un tempo per ogni cosa, dice Qohelet. Del resto certa veemenza è tanto eccessiva da risultar sospetta. Come quando si incontra lo sguardo fatale e già si sa in quale pozzo si sta scivolando. "Quello? Non lo sopporto". "Quella, bella dove?". √à un libro bellissimo, ma io non ve l'ho detto. Non solo. Vi sconsiglio caldamente di leggerlo. Per non dire di quest'ultimo, Conoscerete la nostra velocità. Per carità!

Il serpente e la mela

C'è chi mi lavora ai fianchi. Duplice giretto da Mondadori, prima in piazza De Angeli e poi anche in Duomo, sopralluogo a Computer Discount, depliantino, racconti entusiasti e corredo di cifre e cifrette a dimostrazione dell'assunto. E va bene. Unamacchinadellamadonna, non discuto. Ma costa. Soprattutto: perché diamine dovrei comprarmi ora un Mac, quando il mio pc fa ancora il suo sporco lavoro? D'accordo, a volte mi pianta in asso e capita che Natalino, il mio bellissimo monitor lcd, non si accenda, ma sarà la tastiera ti dico, non è lui che sta tirando le cuoia. Insomma, è praticamente nuovo! "Nuovoooo?", mi saltano addosso in due, "ma se avrà almeno sei-sette anni!". "Siete scemi, sette anni? Ma quando mai, per me è come se fosse ieri...". Alt, bloccata. I malefici l'hanno già operato a cuore aperto più volte, ricordano precisamente il modello della scheda grafica, il processore o saildiavolocosa e sono in grado di stabilire la datazione dei reperti col carbonio 14. Non ho scampo. In due minuti, sono fuori per k.o. tecnico. "E ricordati che se vuoi fare questo e quello, hai bisogno di una scheda di rete e tu non hai più uno slot libero!". Ah, quanto vi odio, voi uomini. Non si può stare tranquille né ci si può affezionare a nulla che è già tempo di cambiare, di buttare, di passare ad altro. Mi sento un criceto che corre sulla ruota e ora sì, mi avete pure ingolosita infilando una mela tra le sbarre della gabbietta. Carina, sì, gustosa. Maledetti voi.

Dottorina, che dice, guarirò?

Cara C*, tu che ti diletti (!) di psicanalisi, senti questa. Venerdì, giornataccia in ufficio. Torno a casa stremata e il giorno dopo rimugino fino a sera sull'insensatezza del mio quotidiano, sul mio correr dietro, mai abbastanza veloce, a emerite idiozie partorite da markettare isteriche che si credono loro Miss Rossella e io sì, buana. Per ciò, capirai, cazziatoni come se piovesse. E Shangri-la, quell'infame, rise (amaro, porconando alquanto). Per di più la memoria non collabora. Decisa a salvarsi la vita, rema contro. Sicché io fatico il quadruplo, mentre il telefono squilla, squilla, squilla e io manco rispondo più. Calma, mi dicono. Calma un corno. Costruisco castelli di sabbia, mi affanno a proteggerli dalle onde scavando fossati e alzando terrapieni senza sosta, per lo più vanamente e per la gloria altrui, baratto la mia dignità per uno stipendio e dovrei star quieta. Bel sabato, eh, dirai tu, a ragionare di tali amenità. Ma non è finita. A sera mi becco un affettuoso pistolotto sul ricorrente tema della mia cosmica Distrazione Sentimentale, sulla mia siderale distanza da tutto e da tutti, su me che non perdo e non ho mai perso la testa in vita mia e, che vuoi che ti dica, forse è tutto vero, forse mi manca l'organo. Risultato, due incubi due, stanotte. In breve, sogno di essere la prima di tre sorelle (io, figlia unica in realtà), una delle quali giace, senza vita, all'obitorio. "Ho avuto un presentimento terribile", dico all'altra sorella, "corri, dobbiamo andare subito all'ospedale". Si lascia convincere a fatica questa recalcitrante ragazza dall'aria indifferente e distratta, come se non capisse la gravità del fatto, ma poi accetta di salire in macchina e, quando arriviamo, lascia che sia io a entrare per il riconoscimento del cadavere, perché lei non ci pensa nemmeno e resta fuori dalla porta, presa da altro. Da lì, senza soluzione di continuità, mi ritrovo a fare uno strano e pericoloso lavoro: devo arrampicarmi, non so bene perché, su una rampa foderata di gommapiuma, che si erge alta e ripidissima nel vuoto. A complicare le cose, trattengo a malapena, con due dita, un secchiello che devo riuscire a portare in cima. Proprio quando sono quasi arrivata, sento che mi cede l'appoggio, la mano scivola, la schiena si inarca all'indietro e cristo, lì sotto, aiutami che precipitooooooooooo!!!

13.07.03

E ti vestono sogni che tu ignori

Mi chiederò sempre quanto fossero taglienti le sue battute, quanto penetrante lo sguardo e segaligna la figura, con quale tono di voce - accorato, ironico, spazientito? - prorompesse nell'ormai proverbiale "Studia, Fernanda, studia" e come si accoccolasse sulla poltrona fumando la pipa. Pavese, Ginzburg, Vittorini e certe riunioni infuocate all'Einaudi degli anni Quaranta possiamo solo immaginarcele. I testimoni diretti ci hanno lasciato da tempo e ormai è rimasta forse solo la Pivano a ricordare il giorno in cui Cesare disse questo e quest'altro. E fosse solo lui. Ho di fronte a me, mentre scrivo, sei scaffali colmi di libri e altrettanti alle spalle: voci mute eppure eloquentissime, visi che il tempo ingiallisce e leviga, corpi che solo la terra sa e contemporaneità distanti, vive ad altri richiami, presenti ad altre esistenze. Libri, canzoni o florilegi di intimità altrui che siano, di poco trascolora l'angosciosa sopportazione del desiderio che l'arte ti soffia sul collo. Non è la luce bianca del monitor a svuotarti, non è lei a rapinarti emozioni, a sedurti per poi abbandonarti, no, Cotroneo. Sei tu, è la porta che apri, è l'inafferrabile che s'infiltra dalle fessure, è quello che sei e non sai, che ti viene a cercare.

11.07.03

Non parlate al conducente

Ah, quanto mi piace Battiato quando ai concerti rispedisce al mittente le istanze di beatificazione avanzate dai suoi fan. "Sei troppo intelligente!" gli urlano. "Ammazza!", risponde, "oggi... ci vuole così poco".

Caro Mastronardi, nella città che sai alcune cose sono cambiate e ora si impazzisce perfino per canzoni in dialetto siculo, l'avresti mai detto? Altre no, non sono cambiate. Le zanzare, per esempio, o le ottusangole che vanno ai concerti e berciano su un Oceano di silenzio ("signore, signore, signoreeeeee, per cortesia: se fate silenzio, noi magari ascoltiamo la musica, grazie!" e loro niente, le stolide. Roba da prenderle a calci fino a casa o da legarle alle sedie, senza Autan, in pasto alle zanzare). Anche la disorganizzazione e il liceo sono gli stessi dei tempi che furono. Anzi no, il liceo è cambiato. Invecchiato malamente e fatiscente come mai, trasuda dai muri i cattivi umori che vanno putrefacendosi in aule dai finestroni irraggiungibili, arrampicati sui soffitti altissimi. Non c'è nemmeno una targa, sul portone, che dica agli sprovveduti ginnasiali pensateci bene e Lasciate ogne speranza, voi ch'intrate, ché qui vi faremo molto penare derubandovi degli anni migliori e alla fine vi diremo cara mia, la vita macina e a questo mondo è così, ci sono i vincenti e ci sono i perdenti e tu, sai...

10.07.03

Voglio vederti cantare

"Dai, vieni? Io ci sarò!", mi dice C*. Ero un po' titubante, perché Battiato l'ho visto in una cornice perfetta, quella del Teatro greco di Taormina, e - che bello! - lì quasi tutti conoscevano come me le parole di Stranizza d'amuri. Comunque sì, gli inviti di C* sono offerte che non si possono rifiutare (questa leggila con pesante inflessione sicula :-)). Sicché stasera ci sarò anch'io al concerto di Cicciuzzo al Castello di Vigevano. E passando davanti al vecchio liceo, girerò la faccia dall'altra parte. Meglio.

Razza d'un biker

Ci son quelli che la strada è una pista da mordere (su Ducati), quelli che è tutto un gioco di sfioramenti honda su honda e di lievi baci da geisha (Suzuki, Kawasaki, Yamaha), quelli che, duri e puri solo loro, sciano a spazzaneve su un american dream provincialotto e fate largo, non rompete i coglioni e non fate le dita a V che tanto non vi saluto, rammolliti che non siete altro (su Harley, naturalmente), quelli che il tricolore è una fede, le marce dure e la voce rauca roba da uomini veri e la Guzzi è la Guzzi, scusate tanto.

Sono di parte. Migliaia di chilometri per farmi il callo sul sellino posteriore di una 650GT, una SPIII, una Quota (la mia preferita, ci ho lasciato il cuore) e una Centauro vorranno pure dire qualcosa.

Odi et amo

Quare id faciam fortasse requiris.
Nescio, sed fieri sentio et excrucior.

Perché i giornalisti odiano i blog: se lo chiede qui Mantellini, argomentando in modo articolato ed esauriente. Noto che tra gli stralci di articoli citati in questo post (Staglianò, Formenti e Masera), almeno due - ma non vogliamo aggiungere anche l'articolo della Reboli su L'espresso? - figurano più o meno sfacciatamente tra i simpatizzanti delle truppe cammellate di Quintostato (quelli dei settemila contatti al giorno, per intenderci). Se fossi una giornalista e mi fosse più o meno tacitamente chiesto di fare un articolo che sollevi un po' di polvere sulla faccenda dei blog, andrei anch'io a intervistare codesti colleghi (o aspiranti tali), sedicenti "esperti di cultura digitale", critici letterari e quant'altro. Una telefonatina la farei anch'io, sì, a colpo sicuro. Fiction is friction, non dimenticate. E poi, diciamolo, i giornalisti odiano tutti, mica solo i blogger. Non sopportano i vicini di scrivania, sparerebbero a quelli che incontrano sul pianerottolo, non salutano quelli che trovano in ascensore, si sentono dei gesùcristi in terra e spesso sono pure dei cacciaballe senza ritegno. Melliflui con chi gli può tornare utile e sprezzanti con il resto del mondo, rappresentano, in buona sostanza, una tra le categorie professionali più infami. E non è nemmeno questione di tessera. √à la scrittura a scatenare quella che René Girard definisce rivalità mimetica. Perché succede? Per lo stesso motivo per cui fior di ragazzini imparano a roteare sui gomiti per conquistarsi un posticino nella "scuola" (scuola???) della De Filippi: sempre meglio che lavorare, sintetizza il noto adagio.

09.07.03

Stupido blog, ebbene sì. Ogni tanto

Capitano giorni (e oggi è uno di questi) in cui una si alza e avverte chiaramente una massa gelatinosa premerle sull'emisfero sinistro. √à la Cosa. Ogni tanto si fa viva, posa il suo grasso fondoschiena proprio tra occhio e orecchio e si fa gli affari miei per tutto il giorno. Nessuno la invita, ma lei non demorde. "Scusi, avrebbe la gentilezza di spostarsi un poco più in là, che qui non si sente più nulla, nemmeno si riesce a pensare?", chiedo, con una certa deferenza. Affatto sorpresa, la Cosa si gira lentamente, sbuffa e non si spreca neppure a rispondere. Niente, oggi va così. Ci si gode la cicciona, il cervello annebbiato, il cretinismo che è in noi.

Gnocca not found

Sì, ma per lo gnocco si può fare qualcosa?

Sarà già stato segnalato mille volte, ma scusate: lo trovo irresistibile.

La piazzata

Ah, che nostalgia di una bella piazzata. "Le metto la camicia di forza", dice il mio strizzaneuroni, "se non la smette". Sicché, vorrei ma non posso. Costretta a severissimo regime dietetico, scalpito, mordo il freno, mi brontola lo stomaco, mi prudono le mani, do la testa al muro, ma niente. Il cerebroterapista scuote la testa, indifferente alle centinaia di tafani che brulicano impazziti nella mia testa e a me che "guardi, dottore" - lo supplico - "se non ne dico una delle mie, mi esploderà il cervello". Niente da fare. Mi è tassativamente vietato sbottare. Per il mio bene, d'accordo, perché che la devo smettere di "fare questo genere di favori gratuiti", perché è scientificamente provato che in questo modo mi tiro la zappa sui piedi. Per tante illuminate ragioni. Ma io intanto sfrigolo.

08.07.03

Fatevi due risate

Con questo colpo basso di Giggì.

Vassilij Vassilievic ci azzecca di più dell'Ogino-Knaus che usava tra noi stronzette, ai tempi.

Pseudorock e nerds vari

"Ricordo il 1983, quando nugoli di eroinomani della prima cintura milanese ascoltavano dalle autoradio a nastro alternativamente Vasco e Bob Marley", scrive Labranca, in un feroce post sugli "invecchiati cascami di uno pseudorock italiano" e il loro altrettanto patetico pubblico, nel quale si confondono ragazzini da oratorio, supergiovani stempiati, "ascoltatori indefessi di radioitaliasolomusicaitaliana" e famigliole del Giambellino, stipate dentro una Punto. Ricordo anch'io l'83 e l'incompreso compagno di scuola di quegli anni, sbarellato e deragliante alquanto, indecifrabile e inquietante in quel suo misto di gentilezza e brutalità, scomposto e disarticolato mentre mi minacciava - e faceva proprio un gesto particolare, che ricordo perfettamente - di andare al massimo, andare in Messico. "Ti sei accorta di me quasi per caso" s'era scritto sullo zaino (allora si usava così, si istoriava l'Invicta di messaggi subliminali, non so oggi), "ti sei voluta prender gioco di me / ti sei voluta divertire". Non aveva mica tutti i torti, il fanciullo, e menomale che c'era questo dirompente pseudorock italiano a interpretarne l'umor nero. Beh, secca dirlo, ma lui, teatrale e deviante un po' per posa, aveva visto più lontano di me. Quasi per caso me ne sono accorta, con il ritardo mio solito. Quasi per caso mi ritrovo in mano il biglietto per il concerto di stasera e va bene, va bene così, anche se non mi/gli vuoi bene.

07.07.03

Si distenda, si metta in posa

Se vivi abbastanza, ne senti di ogni. E anche ne vedi. Per esempio, capita che una sbertucci per una vita i fanatici del fitness e poi finisca per barattare le sue pause pranzo per una nuotata in piscina. Capita anche che, mentre corre trafelata alla macchina, coi capelli ancora umidi e arruffata alquanto, venga fermata da uno sfaccendato, con l'aria stracca e la Gazzetta sotto al braccio: "Scusi, posso farle una domanda?". Capita che lei pensi: lo so, ti sei accorto del mio (nuovo) pataccone Sector, che da solo mi avvolge tutto il polso, sicché vuoi chiedermi l'ora e darmi la soddisfazione di risponderti con precisione svizzera. Invece no. Segue dialogo surreale:
"Dica".
"Sono un fotografo e lavoro per un'agenzia di modelle".
"Ah sì, e allora?".
"Sto cercando dei volti...".
"Ma per favore, per favore!".

Segue uscita di scena in dissolvenza, con lei che affretta il passo, scuote la testa e un po' si preoccupa per l'effetto del caldo sulle menti instabili. Informazione di servizio per le fanciulle: quando uscite dalla piscina comunale di Corsico, non accettate caramelle dagli sconosciuti. E neanche velinate.

Un buon motivo per leggere L'espresso

L'esilarante articolo di Michele Serra che recensisce in anticipo i vincitori dello Strega dell'anno prossimo. Tanto di cappello, ecco.

06.07.03

Senza vergogna

"Per il critico Giuseppe Genna, esperienze fruttuose di blog non mancano, ma sono esterne alla cerchia ristretta dei pionieri e riguardano esperienze come quelle di Quintostato, webzine quotidiana di cultura digitale, e di Carmilla (www.carmillaonline.com), una rivista di letteratura e cultura".

Stupido blog, di Francesca Reboli, su L'espresso di questa settimana. Sul tema, il pezzo trascritto su Blogoltre , il commento di Leonardo e quello di Granieri.

Beatles e rolling stones

Il pesticida non basta, diciamolo subito. È scientificamente provato che quel genere di blatta è alquanto pervicace. Non solo. Come al solito, c'è gente che apprezza. Che ci vuoi fare, il mondo è bello perché è vario. Conosco taluni che blatte di tal sorta le allevano in casa. Oh sì, oh sì, con tanto di cuccia e sportellino cucina-veranda per permetter loro di svagarsi all'aria aperta. E godono nel vederle camminare sulle persiane, sul soffitto, sul pavimento, financo sul letto. Gusto dell'orrido? Chissà, me lo son sempre chiesta. Tuttavia le blatte, da par loro, si danno da fare, bisogna riconoscere, per farsi benvolere. Innanzitutto, oltremodo sussiegose e complimentose, quando il loro padrone rincasa, corrono a porgergli le pantofole e si premurano, camminando in fila indiana, di grattargli un poco la schiena. Posseggono un fiuto straordinario per individuare chi può dimostrarsi utile nel facilitare le loro arrampicate e, una volta scovatolo, si prodigano senza risparmio in salamelecchi, inchini e omaggi tali da allisciare come seta perfino i peli più ruvidi. Ma soprattutto in un'arte si sono affinati, quella del montare una considerevole panna su stessi, nel moltiplicare a milioni di milioni i pidocchi a loro servizio, per dare una farlocca impressione d'opulenza, e nel gettar discredito su tutti gli altri insetti e bestiole, onde far brillare con più lucentezza i loro pur modestissimi pregi.

Caffè espresso

Uff, mi toccherà darmi una mossa, stamattina, e uscire a comprare l'Espresso, per non perdermi Sporro che blatera del narcisismo altrui. Lui. Cose da pazzi.

04.07.03

Sempre più dura

Sono in crisi. Un po' penso al trash che è dentro di me, un po' all'anonimato dietro cui mi nascondo. Posso cruciarmi a metà, chiedo, visto che in fondo il nome si sa già per colpa (!) di qualcuno (e poi non si fa credito a nessuno)? Il cognome, ancora me lo tengo nel portafoglio, anche se, con mio disappunto, il tenente Colombo l'ha scoperto, mettendo insieme due indizi piccini picciò (e non ci ha ricavato nulla più di un sorrisetto, immagino). Il bello è che poi, nickname nonostante, rimango reticente e allusiva per lo più ed è vero, ormai sono una provetta Giambattista Perasso, specializzanda nel lancio del sasso. Ecco, ora non ho il tempo, né la lucidità mentale per ragionare seriamente sulla questione. Una sola cosa mi sento di dire: saranno al massimo tre le persone rispetto alle quali coltivo questo residuo di anonimato. Due stronzetti e un impiccione. Quest'ultimo va dicendo di chiamarsi Google. Chiaramente un nome di copertura, per farsi i beneamati *** altrui quatto quatto, nella sua stanzetta, al riparo da sguardi indiscreti.

Traslochi

Ne abbiamo perso un altro. È venuto Gigi Splinder qui da me, piangente, chiedendomi: cos'ha lui che io non ho? Non so. La cremeria, forse?

Bar Mario

"Ma te renni conto?", mi dice.
"Ehhhh?".
"No, dico, io so' pappa e ciccia co' Luzzato Fegiz, stavo pure all'after sciò de Bbruce, che ar concerto, mannaia, stavo in tribbuna stampa e ce se bagnava pure lì, c'ho da mesi er biglietto de quelo sfigato de Vasco e mo', porcaputtana, non riesco a procuramme du biglietti per un amico che c'ho, caro caro, che nun m'ha mai chiesto niente".
"Ma com'è possibile, tu che hai intervistato il Boss, gli U2...".
"E che te devo dì, fija mia. Nun li trovo. Che me poi dà 'na mano?".
"Se posso, sì. Del resto, sai, ho i miei contatti. L'altro giorno alla Hoepli ho perfino visto entrare Cristiano de André".

Apostoli

Stamattina, a un incrocio, un pover'uomo m'ha affiancata per istruirmi su alcune bazzecole: Dio, l'eternità, l'Antico Testamento (a quest'ora? Buonuomo, io sono ancora più di là che di qua!) e quant'altro. Mi ha allungato un libro, s'è beccato un no, grazie da me e almeno altre tre persone e se n'è andato, sconsolato, in cerca di altre anime da evangelizzare. Nemmeno la pensione si godono questi testimoni di bibliche tristezze, nemmeno la domenica mattina santificano, questi inquieti molestatori di citofoni: "Signora, avremmo piacere di fare due chiacchiere con lei sui problemi della nostra società". Ma cosa mangiano, cosa si fumano, dove fanno rifornimento di benzina, cosa vogliono da me e, infine, perché non aprono un blog anche loro?

03.07.03

Brace

Scoppietta, lambisce, sfiamma e poi poco a poco si quieta. Il momento migliore è questo, quando il fuoco riposa con ampi respiri sotto la brace. Tra giovinezza e maturità, del fuoco - e non solo - scelgo la cenere brizzolata.

Mi manda Picone (e non mi ripiglia, purtroppo)

Pare abbia esultato: "ce l'ho fatta, ce l'ho fatta!". Come l'ha saputo prima degli altri co-esaminandi? Da una telefonata di Picone medesimo, che avvertiva la sua protetta del buon esito della missione. Punteggio strepitoso, ovviamente. Menomale che non c'ero. Non per nulla gli altri, conoscendomi, non volevano neppure mettermi al corrente della cosa. Reticenza inutile, tanto più che da codesta persona non mi aspetto nulla di diverso. E non è nemmeno lei che m'interessa o m'incuriosisce, quanto piuttosto quelli che le stanno intorno. Mai potrei coltivare una simile amicizia eppure c'è gente che. Sicché mi chiedo: vero il detto dimmi con chi vai e ti dirò chi sei oppure no, si può legittimamente condividere pane e companatico con criccaroli di questa risma e poi coltivare e spacciare di sé l'immagine dei duri e puri, che è tanto cool?

02.07.03

Riceviamo e volentieri pubblichiamo


Sushi Editore

Canicattì, 20 giugno 2003

Gentile signor aspirante scrittore,

In seguito al parere negativo del ns. comitato di lettura, siamo spiacenti di comunicarLe che la sua proposta (Facezie) non rientra nella nostra attuale strategia editoriale per la narrativa italiana.

Cogliamo l'occasione per porgerLe i ns. più cordiali saluti

Mimì Ayuhara (segretaria di redazione)

Meteore

Il mattino ha la domanda in bocca, pare. Il quesito delle nove e un quarto è questo: dov'è finito Ivano Gladimiro Casamonti? Non so quanti voi fossero lettori di King, all'epoca (a proposito, ma perché ha chiuso? Io lo leggevo, insomma, come si permettono?), il mensile che faceva girare le rotelline del cerebro (maschile, s'intende). Beh, il suddetto Ivano ne era uno dei guru, insieme con Maurizio Berté e udite-udite l'allora giornalista d'assalto Barbara D'Urso, nelle cui scollature cascavano come in un pozzo artesiano tutti gli intervistati, che tuttora risultano nell'elenco dei dispersi, giacché nessuno è mai riuscito a tirarli fuori di lì. Ecco, io sto in pensiero. Il buon Ivano l'abbiamo lasciato con gli occhi pesti, un tantino imbolsito, imbottito di antidepressivi e, se non ricordo male, distrutto dalla bellissima moglie, che l'aveva appena lasciato. Sarà mica finito a GQ? Non oso immaginare epilogo più triste.

01.07.03

Disorientamenti

Ogni tanto mi confondo e penso d'essere quello che scrivo. Non è così. Mi piacerebbe, ecco, ma non è così. "Da un mese, forse più, dialogo con persone di cui non so nulla, non conosco il loro nome, non so dove vivono, quanti anni hanno, qual è il loro aspetto fisico, che lavoro fanno. Qual è il suono della loro voce, e come gesticolano. Dialogo con dei "testi"", lamenta Cotroneo. Si figuri, Cotroneo, che io da mesi qui e da anni altrove mi presto come sensitiva per esperimenti di scrittura automatica, traducendo i messaggi che mi vengono da uno spirito guida che non conosco. Tant'è vero che, guardi, se incontrassi il mio blog per strada ci rimarrei un po' male. "Piacere, sono Lorenza", direi imbarazzata, non potendo fare a meno di notare che il mio blog ha gambe lunghissime, mentre io sono un 1.60 scarso, che si veste con disinvoltura, porta gli infradito e lavora in centro. Mi verrebbe da dirgli: "belli questi pantaloni di lino, dove li hai comprati?", per ricordare subito dopo che io, un paio di pantaloni bianchi e semitrasparenti, non li metterei mai.

Scent of a blog

E poi dicono che la filosofia è quella cosa con la quale o senza la quale si rimane sempre tale e quale. Ma va là, che siamo ancora qui con Platone e Aristotele. Una prova? Il post odierno di Roberto Cotroneo, dove si misura l'infinita distanza percettiva e sensoriale tra il mondo della virtualità e quello della realtà, dell'incontro ravvicinato tra corpi, odori, voci. "Dunque non parlatemi della seduzione di un blog che prende gli scrittori. E' come se un bastoncino surgelato di merluzzo potesse farvi sentire il fascino e il profumo del mare..." conclude Cotroneo, avverso al "meccanismo perverso" innescato da una scrittura che tutto fagocita fino quasi a sostituirsi alla vita. Bazzicando in Rete da qualche anno, di discorsi simili ne ho sentiti parecchi. E tutti mi lasciavano perplessa perché se c'è un desaparecido, a questo mondo, è proprio il corpo. Insomma, se accettiamo di separare il mondo delle idee dalla fisicità, lasciamo sul terreno due cadaverini: idee scontornate e senza odori da un lato e corpi-oggetto senz'anima dall'altro, arresi alla dittatura del canone e impallinati da un estetismo nichilista e disperato. Ché poi, volendo fare i fighetti che hanno studiato Carlo Sini (uno, precisiamo, che se lo conosci lo eviti!), dovremmo aggiungere che l'onnipervasività della scrittura mica l'ha inventata Internet. È cosa vecchia ventisei secoli o giù di lì e i corpi, questi nostri amati e odiati corpi, sono intramati di scrittura anch'essi e corpo della scrittura non meno del resto.

Shangri-la. Un weblog per tutti e per nessuno.

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