ANIME SALVE


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30.06.03

Quante volte, figliola?

Leggo su AranciaTv un divertente sfottò di queste invereconde trasmissioni a base di nubende e accasande in cerca del buon partito. Le officiano due sorridenti sensali a sessantaquattro denti, la burrosa Clerici e la madonnina infilzata Parodi. L'altra sera, zappingando qua e là, mi incuriosisco all'ubiquità della signora Gori. Da una parte, giocava in casa, la suddetta, alle prese con un bel trotone lesso e le di lui pretendenti, dall'altra, era ospite di Fabio Volo, impegnata nella presentazione di sei, dico sei libri sul bon ton. Il perfido Volo leggeva alcuni passi del pregiato testo dedicato ai rapporti sociali facendomi sganasciare dalle risate. Lo dico anche a voi: o cafoni che non siete altro, comprate il libro della sciura Parodi, ché vi si trovano consigli acutissimi, del tipo "non lasciate il pattume sul pianerottolo, non disturbate i vicini, non accendete lo stereo alle tre di notte" e via blaterando. Né più né meno che la trascrizione del regolamento condominiale, insomma. Il buon Volo, che pure ha del mestiere, è riuscito a fare una puntata al fiele senza muovere un dito. Ha fatto tutto la donna Letizia del 2000, che ha raccontato del proprio matrimonio da favola col principe azzurro conclusosi, la prima notte di nozze, con una saporosa dormita, per via della comprensibile stanchezza. A quadretto ultimato, che fa la Parodi, cui ruga l'anima di passare per un'algida suorina? Improvvisa un finale trash e precisa candidamente: "il giorno dopo, però, tre volte". Diobonino, stia ferma, signorina, che la vernice da sciuretta è ancora fresca.

Se vuoi, ti do una mano

Il tipo umano di genere femminile che stravede per il Boss, dici. Ahimé, non ho altri termini di paragone se non me stessa, visto che gli sfegatati che conosco sono per lo più uomini. Dunque vediamo:
- tipo scontrosetto, di carattere appuntito e tendenzialmente rancoroso
- pensa di valere qualcosa o forse no, è sempre in dubbio
- coltiva una mitologia della sconfitta iniziale e del riscatto finale, sperando che porti bene
- pretende di essere capita subito, all'istante, o mai più
- papà non le dava mai una soddisfazione che fosse una, ma in fondo lei pensa ancora che lui sia un uomo eccezionale, quasi quanto il Boss
- è sempre a rischio di replica del complesso di Elettra, per cui occhio, perché ha un rapporto conflittuale con tutti gli uomini e se diventi il suo eroe per una sera, rischi di finire azzannato al polpaccio la mattina dopo
- prima o poi ci litighi, ma te ne penti subito
- a volte la trovi insopportabilmente noiosa e monomaniacale, ma scavando scavando le capita di trovare qualche buona ideuzza, per cui alla fine la assolvi
- se dopo lungo penare risulti immune al veleno, scopri che in fondo, al momento buono, lei c'è, come le ha insegnato zio Bruce. Forse non è molto, ma neanche poco.

I sogni son desideri

Sembra facile e non lo è per niente. Cosa vuoi che sia, chiudere gli occhi e sognare. E provare a crederci, poi, discendendo nelle proprie profondità, grattando il fondo di ogni insuccesso e ostinatamente persistendo, cosa vuoi che sia. Ma i sogni, quelli veri, sono altra cosa rispetto a certi ticchi. Questi sì, funzionali a passatempi e giochi di società, il mondo li sostiene volentieri. Per gli altri, sei solo, spesso ostacolato. Qua e là, se sei fortunato, qualche prezioso mentore. A te ascoltarlo, avere fiducia, stringere i denti. A lui guardare oltre il presente, mantener viva la visione e incoraggiarti. Se c'è un cielo a cui chiedere, la mia preghiera è questa: dammi acutezza, dammi lungimiranza e persistenza, dammele per quelli che avranno bisogno di un mio sì, sei grande, abbi fede e non cedere.

Follow That Dream

Qui trascrivo per te e per L* e F* la canzone che non abbiamo riconosciuto, perché è fuori dalla discografia ufficiale.

If your heart is restless and you can't go on
When you're tired and weary, but you can't go on
Well a distant dream is a callin' you
Then there's just one thing that you can do

Yeah, you gotta follow that dream wherever that dream may lead you
You gotta follow that dream wherever that dream may lead

Now if I walk in dreams
And if I talk in dreams
I need someone with a love I can trust
And together we'll search for the things that come to us
Baby in dreams, in dreams

Now every man has the right to live
The right to a chance to give what he has to give
The right to fight for the things he believes
For the things that come to him in dreams

Baby in dreams, I walk in dreams
I talk in dreams
I live in dreams

Sul daimon

Ne parlo spesso. Quando lo faccio, il riferimento principe è James Hillman, del quale riporto qui un passo illuminante:

"Il daimon svolge la sua funzione di promemoria in molti modi. Ci motiva. Ci protegge. Inventa e insiste con ostinata fedeltà. Si oppone alla ragionevolezza facile ai compromessi e spesso obbliga il suo padrone alla devianza e alla bizzarria, specialmente quando si sente trascurato o contrastato. Offre conforto e può attirarci nel suo guscio, ma non sopporta l'innocenza. Può far ammalare il corpo. √à incapace di adattarsi al tempo, nel flusso della vita trova errori, salti e nodi - ed è lì che preferisce stare. (...) C'entra molto con i sentimenti di unicità, di grandezza e con l'inquietudine del cuore, con la sua impazienza, la sua insoddisfazione, i suoi struggimenti. Ha bisogno della sua parte di bellezza. Vuole essere visto, ricevere testimonianza, riconoscimento, soprattutto dal suo padrone. √à lento ad ancorarsi e svelto a volare. Poiché non può dimenticare la sua propria vocazione divina, si sente insieme esule sulla terra e partecipe dell'armonia del cosmo. Le immagini e le metafore sono la sua lingua madre, innata, la stessa che costituisce la base poetica della mente e rende possibile la comunicazione con tutti gli uomini e tutte le cose".

James Hillman, Il Codice dell'Anima (ed. Adelphi)

29.06.03

Come on, rise up!

Le lacrime si confondevano con la pioggia. Mentre cantava "it's raining but there ain't a cloud in the sky / must of been a tear from your eye", il cielo s'è aperto e ci ha battezzati tutti. S'è accorto che pioveva ed è sceso dal palco per andare a inzupparsi anche lui, cambiando la scaletta per attaccare "Who'll stop the rain", esattamente come fece dieci anni fa a Verona. È sempre peggio, insomma. Non mi abituerò mai, nonostante tutti questi concerti alle spalle. Ogni volta che entra in scena, mi commuovo fino alle lacrime e quasi non riesco a cantare, c'è tutto un mondo che mi esplode dentro, tutta la mia vita, la mia famiglia tra la Sicilia e l'America, tutte le backstreets che io e il mio Bobby Jean, vent'anni fa, percorrevamo raccontandoci i dolori che nascondevamo al mondo e non dimenticherò mai, mai che "now you hung with me when all the others turned away, turned up their nose" e ci sono tutti gli amici persi, i cuori impietriti, gli occhi spenti cui sto gridando "No retreat no surrender". Mentre guardo questa folla, penso - e non sono l'unica, ne sono certa - a quelli che non ci sono. È così, quando ami fortissimamente qualcosa, quando pensi d'aver trovato una fonte sorgiva, quando senti di toccare da vicino qualcosa di grande, di vero, di profondamente umano, vorresti che tutti, proprio tutti fossero lì con te a ballare sotto la pioggia, vorresti che nessuno al mondo si perdesse un'esperienza simile e sei felice di ricevere un messaggio - "Favoloso" - da parte di qualcuno che non conosceva Bruce e che è venuto a questo concerto attratto dalla curiosità di capire perché una compassata collega si entusiasmi tanto per questa musica. Adesso lo sa.

Thougher than the rest

Come posso spiegare: ecco, è come Omero. È epica allo stato puro, è il cammino esemplare di un uomo che cerca se stesso, che cade, si rialza, cerca dentro di sé qualcosa di autentico che la macina dell'esistenza non riesca a intaccare, lotta per rimanere vivo e allunga le mani nel buio, per riuscire a toccare i volti che di quelli che scompaiono. È un uomo che non cede al nichilismo, un uomo che trova la forza, un Prometeo che ruba il fuoco agli dèi e lo dona agli uomini. Ho pianto, ho riso, ho gridato Bruce-Bruce quando lui ci prendeva in giro "voi italiani siete pazzi, gridate sempre Bruce-Bruce" e ora sto già pensando al prossimo biglietto per la promised land da aggiungere alla collezione. Ah, peccato solo che abbia riservato solo a Firenze "Thougher than the rest". Più duro degli altri, sì. E grazie Adele, come diceva lo striscione.

28.06.03

Mah

Sarò tonta, ma non sono riuscita a capire cos'è successo qui. Cosa si sono detti, quali parentesi hanno chiuso, quali aperte. Si sa solo che non ci diranno il nome del casalingo. Pazienza.

La parentesi la apro da me, con me stessa. √à un po' di mesi, cara, che scrivi. C'è il rischio ora che tu divenga patetica. Guarda un po' la lista di link che hai piazzato lì: all'80% gente che non sa nemmeno che esisti. Non sa, non vuole sapere, esibisce una studiata indifferenza, non sei di gusto, non sei del giro: qualunque cosa sia, non c'è dialogo. Nulla più di un soliloquio, insomma. Sarà che oggi gira male, sarà che questa è la situazione che conosci più a fondo, sarà che sei stanca, ma io consiglio: al più presto, tirar giù la saracinesca e darci un taglio.

27.06.03

La febbre del sabato sera

Trepuntozero provoca. Chiede, l'impunito, cosa farò domani sera. Insomma, che razza di domanda è? Il mio eroe, l'uomo più bello del mondo, l'artista che mi ha salvato l'anima, l'incarnazione di tutto ciò in cui credo degna Milano della sua epifania e tu mi chiedi cosa farò io? Prova un po' a immaginare, ecco. Posso solo dirti questo: certissimamente, domenica sarò afona. :-)

26.06.03

Oh Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo?

√à sorprendente la blog(o)sfera, sì. Ogni tanto qualcuno si alza una mattina, apre la scatola del piccolo filosofo e si diverte a combinare un po' i pezzi, per vedere l'effetto che fa. Qualche mattina fa s'è parlato di polis, per esempio, segnatamente della triste rinuncia dei bloggers a prender parola nell'agorà con nome e cognome. Il perché, ci si chiede. √à una lunga storia, quella di noi Montecchi e Capuleti. La storia d'un amore impossibile, d'una passione contrastata, di un legame tragico. Ricorda, signora Benedetti? "Rinnega tuo padre e rifiuta il tuo nome,oppure, se non vuoi, giura che sei mio e smetterò io d'essere una Capuleti". Quel che non possiamo vivere alla luce del sole, lo consumiamo qui al buio, sotto mentite spoglie, pena la morte di quel che ci resta dentro. Eppure è vana fatica e tanto varrebbe metter lì generalità, recapito e numero di telefono. Quel che si sperava di ingannare e prendere in contropiede, infatti, non ci perde di vista un attimo, attaccato al calcagno ci segue come un'ombra e non c'è scorciatoia, diversivo o travestimento che valga a evitare gli infiniti impicci del destino, i déjà vu e il continuo ripetersi dei medesimi accadimenti. Non so gli altri, ma la mia è una sconfitta (annunciata, perché già sapevo). Come dice e scrive colui che non vuol essere nominato, "niente sposta lo stare che tu sei e non sai".

Ça se discute

C'è baruffa nell'aria. A casa del mio vicino, il ginecologo (altresì noto, da queste parti, come figatt), è in corso uno di quei corpo a corpo madre-figlia che mi ricordano la mia adolescenza.
"La Betti dice che la sua bicicletta è più bella della mia", singhiozza la figlia.
"E tu perché l'ascolti?", replica la madre.
"Ma lei insiste!"
"Brava, allora subisci come una cretina!"
"Ma lei continua, me lo dice sempre!"
"Sono stufa di questa Betti! Ha sempre qualcosa di più bello degli altri, deve avere dei bei problemi, proprio dei bei problemi!"
"Non è colpa mia!"
"Piantala, se no le prendi!"

Ecco, sì, piantala e abituati, bimbetta, che tra vent'anni la Betti ci terrà a metterti al corrente sulle sue frequentazioni d'alto livello e bla bla, bla bla, bla bla.

Noi, i ragazzi dello zoo di Torino

Quand'ero ragazzina, l'uomo nero era un tossico. Dovevi stare attenta, perché lui ti seguiva, t'insidiava, ti offriva caramelle drogate, ti seduceva, ti induceva a precipitare nel tunnel insieme con lui e se ti mettevi in testa di salvarlo - perché te ne saresti innamorata, questo è sicuro, da brava infermierina - lui avrebbe distrutto definitivamente la tua vita. Non saresti riuscita a redimerlo, è chiaro: per definizione, il tossico era un'anima persa. Talmente persa da seminare siringhe insanguinate nei parchetti dove giocavano i bambini o da usarle come arma impropria per le rituali rapine. Mi ricordo che ogni tot ci convocavano in assemblea d'istituto e ci istruivano sulla rava e la fava, cosa fa cosa non fa quella roba lì che fa tante bollicine, come si entra e come se ne esce, quella pesante quella leggera, la pillola rossa e la pillola blu. Due cocones così. Poi sono arrivati i gesùcristi delle comunità, i santoni del recupero, i rieducatori, quelli che facevano il lavoro sporco e legavano al letto gli indemoniati per il bene loro e di noi tutti, rischiando pure la galera. Menomale, ci siam detti, tirando un sospiro di sollievo. E adesso? Mi son distratta un attimo (colpa d'Alfredo) e non so più com'è finito il film. Se è finito, dico. Insomma, è ancora di moda? Non lo è più? Li hanno convinti? Adesso quando nevica si scia e basta? Forse l'epidemia ha quasi esaurito il suo ciclo, chissà. √à tempo di sdoganare. Facciamo un referendum, va': riapriamo le case chiuse, inauguriamo gli zoo chiusi.

Ai confini della realtà

"Cominciai a fare il guru. Predicavo".
"Un giorno io e Rostagno gli dicemmo (a Muccioli): "Tu avevi le stimmate, che facevi, ti tagliavi?". E lui disse: "Che dovevo fare?"".

Dall'intervista di Sabelli Fioretti a Francesco Cardella sul Sette del Corsera di oggi

25.06.03

Accà nisciun'è fess?

Uomo, donna. Non uomo, non donna. Chissà. Mah. Boh. Molti dicono che è un dettaglio irrilevante. Non è vero, mentono a se stessi. Irrilevante un corno. Ma soprassediamo, veniamo al punto. Il punto è che ci siete rimasti maluccio, gli uni e le altre. E non pareva vero: la donna che ti fa ridere, l'amica che si complimenta generosamente, senza invidia, che dà di gomito, scanzonata e sfrontata, la femmina quindicipalle che non si prende sul serio e si inginocchia solo davanti a un pacchetto di Marlboro, quella che i piatti li doccia ogni tre giorni, fatica a mettere insieme il pranzo con la cena e sogna il grande salto da cameriera a manager dell'hotel ma come Jennifer Lopez se la fa sotto e non presenta domanda di promozione perché è timida, la mamma non crede in lei, le sudano la mani e bastano in tre a farle venire la tachicardia. E zitti tutti, sssttt, che se no la licenziano.

Albatros

Nell'orizzonte del fare, mai un attimo di quiete e noi qui, goffi e scarrucolati sempre, sotto il cielo della volontà. Non là, dove attraversano la notte da parte a parte lo Scorpione, il Sagittario, la Croce del Sud e tutte le stelle che qui non sai.

Benvenuti a bordo di questo volo

Tutto è fermo. Un colpo d'ala, uno solo, fende l'aria, mentre plana leggero sull'isola il pellicano. Così, puliti e nitidi, vorrei i miei gesti, il mio scrivere.

Nice che dice boh?

Ecco, io questa cosa l'avevo già sentita dire così: "Di tutto ciò che è scritto io amo solo ciò che uno scrive col suo sangue. Scrivi col sangue: e allora imparerai che il sangue è spirito" (Nietzsche, Così parlò Zarathustra). Intanto, quel titolo: Bloggers, siete peggio di Liala! Perché, lei vuole sputare su Liala, signor Scarpa? Ma sì, ma sì, ho capito. Lei ce l'ha con l'autobiografismo stracco, la scrittura anemica, i leziosi resoconti-chissenefrega che merlettano il nostro vaniloquio quotidiano eccetera eccetera. "Manca il rischio, l‚Äôoltranza, il tuffo nell‚Äôabisso, il volo verso l‚Äôalto, l‚Äôazzardo", lamenta l'Autore Autorizzato. E ne fa una questione di coraggio. Ma quale coraggio, cosa diamine c'entra l'ardimento. Gli dèi son capricciosi, vanno e vengono quando pare a loro e, se gli garba, son capaci di trasformare il catalogo delle stoviglie della Rinascente in una pagina di Jane Austen. Se gli va. Se no, ciccia. Si può scrivere, scrivere, scrivere ancora, financo pubblicare. Ma gli dèi, svogliati, girellano altrove.

De gustibus

A lui fa schifo. Io lo adoro. E viceversa: quel che esalta, aborro.

A futura memoria

Non sarei mai più riemersa. Nel blu, sotto di noi, enormi cernie, squaletti in giro di ricognizione, fulminei passaggi di branchi di fucilieri in fuga da carangidi a caccia di prede, inconfondibili silhouette di pesci flauto, nugoli di pesci soldato e di castagnole rosse e verdi, tartarughe in risalita per una boccata d'aria e a lato, sulla barriera corallina, minacciosi balestra titano intenti a sgranocchiare coralli come biscottini e pronti ad addentare le pinne dei malcapitati disturbatori della loro quiete. Nell'andirivieni indaffarato e indifferente, la curiosità indagatrice dei pesci unicorno sorprende più delle livree dei pesci farfalla, angelo, picasso, degli azzannatori istriati e perfino della fantasia in technicolor dei pesci pappagallo. Mentre occhieggia dagli anemoni lo sguardo mansueto dei pesci pagliaccio, si spettina nella corrente la chioma dei velenosi pesci scorpione e riluce la sinistra e franca bruttezza dei mortali pesci pietra. √à un mondo che non bada a spese, che moltiplica, affolla, colora, uccide e genera senza sosta, un mondo pieno di polpi, razze, delfini, tonni guizzanti e centinaia di piccoli squali pinna nera, che giocano e nuotano nell'asilo rassicurante della laguna, prima di salpare per l'oceano. Un piccolo mondo antico e primigenio, dove tutto è più semplice e più chiaro che qui, un mondo dove oggi sei maschio, domani femmina, as you like it.

24.06.03

Il colombre

Dunque ci siamo incontrati. In un lento sirtaki, il mio fiato trattenuto e il suo occhio guardingo hanno danzato in cerchio nell'acqua, avvinti da una segreta ossessione, sognati da un antico miraggio.

Ecco, sei tu, sei proprio tu.
Ti aspettavo.
Sei bellissimo.
Non ti avvicinare.
Aspetta, ho fatto tanti chilometri solo per vederti...
Ferma lì.
Calmo, calmo, non ti faccio nulla. Sto qui, ti guardo e non muovo nemmeno un muscolo. Ma tu non girare al largo, fatti vedere più da vicino!
No, il mio posto è qui, in questo mare che guarda, solleva la testa, respira: oggi è proprio uno specchio.

"Uh" mugolò con voce supplichevole il colombre "che lunga strada per trovarti. Anch'io sono distrutto dalla fatica. Quanto mi hai fatto nuotare. E tu fuggivi, fuggivi. E non hai mai capito niente".
"Perché?" fece Stefano, punto sul vivo.
"Perché non ti ho inseguito attraverso il mondo per divorarti, come pensavi. Dal re del mare avevo avuto soltanto l'incarico di consegnarti questo".
E lo squalo trasse fuori la lingua, porgendo al vecchio capitano una piccola sfera fosforescente.
Stefano la prese tra le dita e guardò. Era una perla di grandezza spropositata. E lui riconobbe la famosa Perla del Mare che dà, a chi la possiede, fortuna, potenza, amore e pace dell'animo. Ma era ormai troppo tardi.

Dino Buzzati, La boutique del mistero

Ciao,

benritrovati. :-)

15.06.03

No blog, si party

Questo blog va per un po' a tuffarsi in altre acque, per vedere quanti generi di pesci e che correnti forti perché 'sto mare sia come vuoi te. Poi però torna.

E ti sei opposto all'onda
ed è lì che hai capito
che più ti opponi e più ti tira giù
e ti senti ad una festa per cui non hai l'invito
per cui gli inviti adesso falli tu
metti in circolo il tuo amore
come quando dici perché no
metti in circolo il tuo amore
come quando ammetti non lo so


Luciano Ligabue

Ptorna presto, pfanciullo

Questa è una di quelle notti in cui dormirei come dormiva lui, in equilibrio sul pomello della spalliera del letto. È anche una di quelle notti in cui mi manca l'espressione interrogativa, lo spaesamento e la totale alienazione di quell'esserino filiforme, con quel gran testone e gli enormi pollici. Prova tu a sbucare dal centro della terra direttamente dall'anno 2247, a ritrovarti in una grotta e a subire la più improbabile delle esperienze di imprinting incrociando per primi gli sguardi di un certo Topolino e di un tal Pippo. Comprensibile smarrimento, quindi, quello dell'uomo del 2000, come l'avevano ribattezzato nel '48 i disegnatori italiani, che prendevano in adozione dai colleghi della Disney il filiforme e geniale Pittisborum Psercy Pystachi Pseter Psersimmon Plummer-Push, in arte Eta Beta. Mi manca sì, mi manca lui e ancora di più il gangarone Flip, timido cagnetto dalla lingua prensile, cartina di tornasole, coi suoi rossori infantili, di ogni menzogna e straordinario catalizzatore di confessioni involontarie e sfacciate verità. Chissà dov'è, ora, il nostro Eta Beta, quale altra diavoleria tecnologica starà estraendo dal magico gonnellino, lui, che ha dovuto mestamente cedere il passo al più noto Topolino al quale, dicono i maligni, stava rubando un po' troppo la scena. Certo è che, allergico al denaro, veggente e telepatico, Eta Beta non era uno squaletto adatto a certi mari. L'hanno messo in naftalina, insomma. Speriamo solo che, lui che ne è così ghiotto, se la mangi tutta poco a poco e torni a farci ridere delle nostre manie ipertecnologiche.

La musica delle sfere

Un grido raggelante, stridulo e acuto mi sveglia di soprassalto, la notte scorsa. Un bambino, un animale, cosa? L'urlo straziante echeggia di nuovo, dagli alberi del giardino a fianco. Sarà una civetta, penso. O forse no, un barbagianni. Chissà, non ne ho idea. Mi rendo conto, con rammarico, che vivo in un universo segnico rumoroso eppure muto, che non conosco il suono del mondo, che non ho mai visto una civetta se non quella, bellissima e modellata in gres da artigiani greci, che sta qui sulla mia scrivania e che mi parla di Atena, della filosofia, del mito e tuttavia tace, misteriosa. Questa sera di nuovo. In quattro, sul balcone, abbiamo capito che probabilmente si tratta di un rapace notturno, anzi di due, perché si sente chiaramente il richiamo del compagno. Per un attimo abbiamo visto volare uno dei due, ad ali spiegate ampie e chiare. Siamo corsi a prendere un binocolo, vanamente, e ora tutto quel che abbiamo sono di nuovo segni, di nuovo soltanto l'asfissiante bicromia nero su bianco di un libro sugli uccelli, con illustrazioni e stentate traduzioni letterali di indecifrabili epifanie. √à tutto un po' triste e patetico. La bellezza ci passa accanto, ci sorprende, ci emoziona e nemmeno la riconosciamo. Con noi, nessun duca e maestro in questa selva selvaggia e aspra e forte.

Sei bellissimaaaaaaa...aaaa...aaaa

L'altro ieri l'ho detto più volte alle mie amiche: dio come stai bene, sei proprio uno splendore! Non vorrei che, a furia di bloggare, mi stessi rincretinendo. Tra un po' vedrò anch'io la Madonna, il Buddha e Shiva tutti insieme, mi apparirà la Yourcenar, Dostoevskij verrà a stringermi la mano, cadrò in ginocchio davanti a Petrarca e mi berrò una birra con Steinbeck.

Ma come si fa, cristo, come si fa a sprecare le parole in questa maniera, che poi, una volta che le hai sputtanate, le hai perse, perse per sempre e quando arriva il momento buono: tacere o balbettare, tertium non datur

12.06.03

Patacchino

Qui, non si sa come, perché e da dove, s'è vinta una coccarda. Sentitamente ringraziamo. Va bene lo stesso se sistemiamo il trofeo sul pianoforte, invece di zavorrare questa paginetta?

T-shirt generation

"Allora sei pronto?"
"Non ce la farò mai".
"Eh? Ti muovi che è tardi?"
"Non ce la farò mai".
Gesù, una scena incredibile. Lo trovo qui, seduto davanti al computer, inchiodato alla pagina di Men's Health, con la cravatta in mano, mentre cerca, seguendo le istruzioni, di fare "una delle cose più complicate nella vita di un uomo". Mah. Non vorrei che fosse il contagio, eppure la sensazione è chiara: sento, proprio qui, un nodo alla gola.

11.06.03

Gli idioti dell'orrore

Ora, per dare dell'idiota a Spielberg ci vuole una buona dose di incoscienza. La mia è sufficiente, quindi procedo. Dunque, perché ce l'ho con il pluridecorato regista? Per un fatto personalissimo: si è messo di mezzo tra me e il mare. Come a dire tra me e un amante. Il che, non si perdona. Mai. Lo squalo Spielberg, insomma, è entrato a gamba tesa, ha distrutto una passione, addentato a tradimento un vero idillio e, per soprammercato, ci ha guadagnato sopra fantastiliardi e vinto pure tre Oscar. E' successo alla fine degli anni '70 o giù di lì. Da allora, è un ricordo struggente il tempo felice in cui io e il mare ci si amava perdutamente, osmotici, presi da un'attrazione magnetica, sciolti una nell'altro e dimentichi di tutto, immersi solo di noi. La gelosia è una brutta malattia, Steven, e non stare a giustificarti con l'omaggio a Melville, non venirmi nemmeno a raccontare che eri giovane, ambizioso, ancora grezzo e muscolare nel tuo virtuosismo cinematografico. Non me ne frega niente. Ritieniti responsabile dei miei frenetici ritorni a riva quando, in acqua, vengo colta dal panico irrazionale di quella cosa feroce e persecutoria, che m'insegue, lo so, appostata nel buio e pronta ad azzannarmi fino al bacino. Sappi solo che siamo in tanti, che ce lo raccontiamo di nascosto, pieni di vergogna, e che te la stiamo tirando addosso a furia di maledirti. La prossima volta che ti tuffi, pensaci. I mostri che liberi prima o poi tornano a cercarti. L'hai letto Moby Dick, no?

Non facciamo scherzi

√à tutta la mattina che starnazzo in ufficio, che bercio, che mi lamento. Il tutto per la gioia (!) di Blognoto, che ama la quiete ed è un po' insofferente. E mentre mi sbraccio, mentre C* mi supplica in icq di aggiornare il blog perché si annoia, mentre le amiche mi mandano mail stizzite e avete ragione adesso rimedio, mentre l'adorata Cri* mi rende FELICE, mentre qui è tutto in disordine, c'è polvere dappertutto e non ho niente di fresco da offrire, ricevo una visita di Selvaggia e soprattutto il dottor Effe nonché herr Herzog mi onora di un'autoblografia (a questo punto voglio la copia autografata!). (Tra un secondo, C*, posto la pietanzina fredda che avevo preparato ieri).

10.06.03

Lunga e diritta correva la strada

E piena di buche, sconnessa, senza guard-rail, malamente o per nulla illuminata. Pericolosa, insomma. Perché l'80% delle strade di questo Paese sia conciato in questo modo, è un mistero. Perché negli altri Paesi, strada e fuoristrada siano due concetti ben distinti e qui invece l'uno valga l'altro, non è dato sapere. Per quale stramaledetto motivo le rare volte che asfaltano ci mettono una vita e dopo due settimane rompono di nuovo i santissimi perché una volta l'Enel, l'altra la fogna, quell'altra ancora le tubature dell'acqua e già che ci siamo la fibra ottica, anche qui: punto interrogativo. Insomma, mai che si metta in piedi un miserabile coordinamento dei lavori, mai che si tradisca il sacro principio del massimo sforzo, minimo risultato. Chissà che giro. Conosco gente al paesello che dopo anni e anni di esasperazione ha avuto il privilegio di uscire dal Far West e di approdare al mondo civile solo quando il sior sindaco è andato ad abitare nella loro stessa via e allora miracolo, il cemento fu. Ma sì, andiamo avanti così, facciamoci del male e contiamo i figli che ci muoiono sulle strade, i fratelli, gli amici, i vicini di casa. Ché poi muor giovane colui ch'al cielo è caro e al limite facciamo un po' di pubblicità progresso, non bere, allaccia le cinture, mettiti il caso, mettiti la maglia che fuori da freddo e non fumare, fa male anche quello. Qualche giorno fa, sui quotidiani, ho visto un trafilettino che, come un paguro, avanzava timido timido. Vi si ammetteva che sì, forse alla condizione del manto stradale sono imputabili molti degli incidenti che, come si dice, "funestano il week end". Ma diciamolo sottovoce, per carità, che è tanto più facile e lucroso criminalizzare sempre e comunque il cittadino. Il tutto con buona pace dei morti che, fortuna loro, non leggono i giornali. Altrimenti si perplimerebbero alquanto di come la straziante e ormai rituale Spoon River delle Cronache di inizio settimana li ritragga da un lato quali bravi ragazzi, prudenti, modesti e cresciuti a pane e latte, dall'altro, nel solito riquadrino di consuntivo, sotto il titolo "Il bilancio", li denunci come alticci, avventati e inesperti guidatori, vittime al solito del "mancato uso delle cinture di sicurezza, della distrazione, dell'alcol e dell'alta velocità". E così sia.

Non so perché

Tuttavia mi hanno invitata alla presentazione de I nuovi condottieri, manuale sulla leadership per i manager del terzo millennio. "Il libro include numerosi esempi pratici che ogni imprenditore o manager può mettere in atto subito per migliorare la produttività dei suoi collaboratori". Il tutto poteva essere sintetizzato efficacemente così: uso alterno della carota e del bastone.

Massimo ci ha preso gusto

E anch'io, del resto. Qui, la lettura e l'altra metà del cielo.

"Basta. Vogliamo vivere"

Piiiiiiiiiii
Peeeeeeeeeeee
Prrrrrrrrrrrrr
Gnao gnu
Gnao gnu
Gnao gnu


"Che casino, cosa succede?"
"Una manifestazione, credo"
"Ommadonna, qui al paesello: che novità!"
"Ma tu capisci cosa dicono?"
"Mah, da qui sento solo gnao gnu gnao gnu".
"Ah. Qualcosa vorrà dire".

09.06.03

Corrispondenze di musicali sensi

Così lontane, così vicine: due tra le canzoni che amo di più stanno ferme alla frontiera, come i cuori apolidi, come i sogni che non ottengono lasciapassare e la musica senza permesso di soggiorno.

When we found the things we loved,
They were crushed and dying in the dirt
We tried to pick up the pieces
And get away without getting hurt
But they caught us at the state line
And burned our cars in one last fight
And left us running burned and blind
Chasing something in the night
.

Something in the night, Bruce Springsteen

La mia banda suona il rock
e cambia faccia all'occorrenza
da quando il trasformismo è diventato un'esigenza
ci vedrete in crinoline, come brutte ballerine
ci vedrete danzare come giovani zanzare
ci vedrete alla frontiera con la macchina bloccata
ma lui ce l'avrà fatta, la musica è passata
è un rock bambino soltanto un po' latino
viaggia senza passaporto e noi dietro col fiato corto
lui ti penetra nei muri ti fa breccia nella porta
ma in fondo viene a dirti che la tua anima non è morta


La mia banda suona il rock, Ivano Fossati

Mosca bianca

Il consiglio - anzi, il rimprovero - è corale e unanime: hai bisogno di una bella lampada. Ehhhhh??? - rispondo io di prammatica - Fontana arte, magari? Non fare la cretina, replicano. Ma che è, cosa avete tutti quanti che v'arrostite 365 giorni l'anno alle Lampados e ora volete imporre l'obbligo pure a me, perché in versione nature vi risulto insopportabilmente fuori dagli schemi e "marò, quanto sei slavata?". Ussignur, un'altra schiavitù, un'altra delle mie imperdonabili pigrizie che saltan fuori, giacché ostinatamente io: niente solarium, niente piscina, niente palestra, niente di niente. Mi spiace, cari i miei brothers: rassegnatevi, perché non m'arrendo. Bianchiccia a oltranza, insomma, senza se e senza ma. Vi hanno convinti che l'abbronzatura farlocca è fine, è glamour, è sana e fa tanto milanesotto benestante? Guardatevi bene. Più incartapecoriti di un'iguana, dimostrate come minimo dieci anni più di quanti ne abbiate e dopo la vostra pressoché quotidiana seduta in friggitoria potrebbero ingaggiarvi come testimonial del Conto Arancio. Date retta: bianco è bello. E conserva.

Autodafé

Se po' ddì? Che palle 'sta Sciangrillà. √à la fuffa, bellezza.

La noia la noia la noia la noia la noia
io non ci vivo più
restaci tu qui
soffrir di nostalgia
ma devo uscire fuori da qui
Io devo io devo
io devo io devo e come dicevi tu
tornerai qui
solo quando avrai bruciato tutto
solo allora sì


La noia, Vasco Rossi

Auguri

Buon compleanno, M*!

06.06.03

Sì, soffrire

"Allora ci vediamo alle sette, va bene?"
"Ok, alle sette alle Colonne".
"Chi arriva prima prende i posti".
"Se ci sono...".
Non ci sono. Figuriamoci, gli esperti del bivacco si son trasferiti dalla biblioteca dell'Università al bar fin dalle prime ore del pomeriggio e adesso son lì, stravaccati e già belli che andati: occhio a mezzasbarra, posa plastica, braccio penzolante, bocca avviluppata alla cannuccia e radar acceso. Stasera, gnocca a go go. Dunque si sta in piedi, come i cavalli. E poi, che problema c'è? Vorrai mica sederti come un provincialotto qualsiasi. Scherzi, c'è la gara all'acchiappo dell'oliva. Stuzzicandentone, banco del bar piazzato a un centimetro al di sopra del tuo naso e via!, inizia la gara a chi infilza per primo la maledetta, la punisce, la fa schizzare dentro la scollatura dell'amica o bara al gioco e la lascia cadere nel piatto con un'abile mossa da biliardista. Agguantata l'oliva, comincia la competizione vera. Piatto in mano e giù a impilare capesante, bruschette da implementare al momento con la salsina di pomodori, polpettine sfilate d'astuzia al lungagnone che ti pianta il gomito ad altezza zigomo, pizzette fili tu o filo io?, pasta scotta, riso crudo, fagiolata, mortadella, insalata russa, insalata ceca, insalata e basta, patatine Pai e un frozenmargaritaallafragolagrazieeee!. Ah, missione compiuta: con il drink in una mano e il tuo bel piramidone di cibo ammonticchiato e pericolante alquanto ti allontani dalla bolgia, dondolando in un equilibrio precario che occhio, occhio al gradino, signur, che ti cade tutto. √à fatta, si mangia. Un sorso all'ora, alle nove sei ancora a metà drink. E' ora di fare di nuovo rifornimento al pit stop. Secondo giro al bancone, seconda corsa, con il barman che ti guarda con malcelato disprezzo - ma quanto si strafoga questa, da quanti mesi non mangia? - e tu rispedisci al mittente un fattiicazzituoi che io non mi perdo niente di tutto 'sto bendiddio e poi voi, fetecchioni che non siete altro, manco uno sgabellino, un trespolo, chessò. Anche tu, però, cosa pretendi, aperitivo della madonnina a soli 6 euro, più due di parcheggio alla Darsena, e mazzata alcolica compresa. Le zanzare, offre la casa.

La mia vita? Uno sport estremo/1

"Come sono diventata supermanager, fantadirettora, megatipina, CEO e imperatrice di tutte le Russie? Che domanda. Per caso, naturalmente.
Accompagnavo un'amica a un colloquio e non immaginavo assolutamente gli sviluppi successivi. Ero lì che aspettavo che lei finisse l'interrogatorio e ingannavo il tempo sfogliando il National Geographic.
D'un tratto mi si palesa davanti l'AD della Rocco&Tanino Productions e mi chiede: "Signorina, cosa fa tutta sola soletta? Ha mica voglia di fare un colloquio anche lei, così non s'annoia?". Detto fatto. In capo a due settimane avevo soffiato il posto all'amica, scavalcato tutti i colleghi, cavalcato l'onda. Ufficio personale, poltrona presidenziale in pelle nera e schienale alto, piante dappertutto e segretaria aggiunta. Non stia a dirmelo, lo so. Sono un fenomeno. Pensi che lì per lì, durante il colloquio, ho ideato il progetto rivoluzionario che ha sovvertito le sorti dell'azienda. Un'alzata d'ingegno mai vista, che in consiglio d'amministrazione ha lasciato tutti a boccaperta.
Del resto, ho cominciato dal basso. All'asilo, organizzavo il team delle maestrine, alle elementari gestivo la mensa scolastica, alle medie controllavo il racket delle pizzette e alle elezioni d'istituto, al liceo, le mie campagne elettorali mettevano letteralmente in ginocchio gli avversari.
Sono una leader nata e ho il senso degli affari, che le devo dire. Un talento naturale, ecco. Ma badi bene: non dormo mica sugli allori, io. Lavoro sedici ore al giorno e punto tutto sulla valorizzazione delle risorse. Quel che funziona, a mio avviso, è il lavoro di squadra".

La mia vita? Uno sport estremo/2

"A ciascuno il suo compito: c'è chi è nato raccattapalle, chi guardalinee, chi palo, chi quarto uomo. Scelgo accuratamente i collaboratori sulla base dei loro talenti e ahimé, devo confessare, ormai li preferisco di gran lunga uomini, più abituati a una sana competizione, piuttosto che donne, invischiate nelle loro solite meschinità, invidiose e carrieriste.
Quando lavorano bene, ma veramente bene, gratifico i miei boys con una rude ma affettuosa manata sul sedere, perché tener alto l'umore del team è fondamentale. In casi eccezionali, se proprio proprio han superato se stessi, mi faccio accompagnare a casa.
Come trascorro il tempo libero? Beh, alla fine di una lunga giornata di lavoro, nulla mi pare più rilassante di un buon libro. Ho trovato veramente divertente Economia e gestione delle imprese di pubblici servizi tra regolamentazione e mercato di Renato Mele e ho letteralmente divorato Il marketing dalla A alla Z di Philip Kotler.
Per sgranchirmi un po'? Ah, trovo fantastico l'hydrospeed, il wakeboard e l'ormai scontato bungee jumping. Un caro amico mi ha suggerito di sperimentare l'ultima frontiera degli sport estremi: allacciarsi l'elastico non alle caviglie, ma al collo. Lei che dice, provo?".

Lei permette, signorina

Standing ovation per Miuccia Prada, che in un'intervista di oggi sul Corsera ripristina la foglia di fico per le "disperate del sexy". So già che passerò per bacchettona - chissenefrega - ma sottoscrivo in tutto e per tutto, soprattutto quel suo "Con più volete fare le sessuali, con meno fate sesso. Siete disperate. Pensate a divertirvi, pensate alla vostra vita". E aggiungo: liberatevi, uccidete il coglioncello che è in voi.

05.06.03

Krumira

La nemesi giornalistica si abbatte su di noi: il 10 giugno la blogosfera indice uno sciopero, manco aderissimo all'FNSI. Dal canto mio, ho deciso il da farsi: questo blog si astiene dai servizi in video e voce. :-)

Fast and Furious

Resistenza, nessuna. Sempre stata una che al colpo della pistola partiva di scatto e bruciava tutto nei primi sessanta metri. Già imparare a far durare la benzina per 100 metri è stata dura. I 200, figuriamoci, mi stendevano. Non sapevano mai dove piazzarmi: prima staffettista per sfruttare la partenza? Seconda per recuperare a metà gara? Terza perché tiene bene la curva? Quarta perché magari ce la facciamo? Andava bene tutto, tranne contare sulla pazienza e il sapersi dosare. Tutto questo giro solo per dire che stamattina ho perso tempo per aspettare i maratoneti, quelli che partono l'altro ieri e arrivano tra dieci anni. Se arrivano. Mi son detta: partenza troppo bruciante, giudizio affrettato? Ferma, ferma lì. Soprassiedi, considera, rivedi, rileggi. Bene, rivisto, considerato e addirittura approfondito, la conferma: ho perso tempo. Tempo prezioso. Stamattina va così, si quaglia solo una lista aggiornata di quelli che la-fiducia-è-una-bella-cosa. E ricordare: mai, mai dar retta agli amici degli amici.

04.06.03

Rock'n'ROL

Un post che avevo in mente da po', questo, e che rimandavo, memore dell'accesa discussione di due settimane fa coi colleghi. Tema: Gustavo Rol. Si parlava di paranormale et similia, cito Rol e osservo con stupore espressioni da Carneade, chi era costui? Illustro, spiego e raccolgo, di rimbalzo, un tuttecazzate. Sul Corsera di oggi, tuttavia, Vittorio Messori torna sull'argomento, dopo che già La Stampa di ieri era intervenuta con un paginone sul "Mistero Rol". Per una serie di coincidenze (casuali?), herr Gustav è sugli scudi: se ne parla al convegno del Cicap (sì, ancora loro!) da venerdì a domenica, se ne parla domani al Teatro Colosseo, sono usciti due libri su Rol (uno di Renzo Allegri e l'altro di Maurizio Bonfiglio) e anche Radio Vaticana, stando a Messori, medita una trasmissione sulla pietra dello scandalo. Per par condicio, segnalo il sito pro e quello contro. Ognuno pensi poi quel che vuole, io non sono particolarmente affezionata alla tesi difensivista. Mi infastidisce enormemente solo certo positivismo scientista rozzo e stolido. La scienza è fede, non meno del resto. Quel che rimane di Rol, davvero, è per l'appunto il suo esser sconosciuto ai più, la vita schiva, l'amore per la penombra, il rifiuto dei riflettori. A me pare già molto e, d'accordo con Messori, mi pare manchi il movente del dolo. La vanità, si dice. Beh, strano modo di mettersi in mostra. Tuttavia ciascuno pesca dal proprio sacco e i signori Angela padre e figlio quanto a vanitas vanitatum non temono confronti.

Freddy anch'io?

Proprio oggi che ricevo una missiva profetica in quanto blogger a rischio di dipendenza da 'sto affarino color budino, proprio oggi non ce la fo. A più tardi e non stare in pensiero per me, Peppuzzo. Tra 50 anni, del resto, gradirei esser sotto due metri di terra. :-)

03.06.03

Fnac Attack

Dopo quella volta, ho giurato a me stessa: io alla Fnac, mai più. Insomma, avevo preso un libro. Non volevo rubarlo, giurogiurogiuro! L'avrei pagato. √à che, gironzolando qua e là, mi ero dimenticata di averlo in mano. √à un attimo. Metto un piede fuori, scatta l'allarme, mi giro di scatto, orcazzozz, il libro!, e mi avvio immediatamente alle casse.
"Documenti, prego".
'Azz, bloccata dalla megera della security. "Scusi, è un equivoco, mi ero dimenticata di...".
"Documenti, prego".
"Ma guardi non è il caso, sono già in coda, sto pagando".
La stronza chiama il collega, entrambi combinati come due pistoleri da saloon, entrambi minacciosi. "Ci spiace, è la procedura. Si accomodi".
Fantastico. Tutti mi guardano, io divento paonazza e ormai mi sento davvero colpevole. Quasi quasi penso che hanno fatto bene, gente come me va punita. Nella mia testa girano all'impazzata mille rimproveri: "ah bene, hanno beccato la ladruncola. Noi qui in fila alle casse e lei che pensa di farla franca!".
Uno da una parte, l'altra dall'altra mi accompagnano in un bugigattolo, davanti alle casse. Mi fanno sedere e mi danno un questionario da compilare. Chi sono, da dove vengo, perché sono lì, quali sono le mie (losche) abitudini eccetera. Mi sento morire. La stronza mi guarda con un ghigno. Ti sei realizzata, eh? - penso - hai trovato uno scopo nella vita, lo so. E' tutto il giorno che stai lì a grattarti e ora, eccomi, sono arrivata io, la superfessacchiotta. Questa sì che è beneficienza, altro che.
Sarà la telepatia, ma lei mi guarda sempre peggio. "La sua carta d'identità è scaduta, sa", mi dice.
"No, cosa dice, insomma, non è possibile".
"Sì, sì, è scaduta una settimana fa".
Tutte a me, tutte a me oggi, porcogiuda, tutte a me! Diosanto, devo andare a farmi benedire, e adesso, e adesso?
"Questo è un problema, un vero problema".
"Guardi, posso rimediare. Le mostro la patente, questa è valida di sicuro."
Con aria di sufficienza, agguanta il documento, prende i dati e mi dice: "Per questa volta, passi. Ma si ricordi: abbiamo tutti i suoi dati".
"Va bene, va bene, ho capito, grazie" dico quasi strisciando.

√à passato più d'un anno, ormai. La crisi di rigetto è superata ma qualcosa è rimasto. Tutte le volte che capito lì davanti, cammino veloce e giro sempre la testa dall'altra parte. Non si sa mai. Del resto, loro sanno chi sono.

E non c'è niente da capire

Vedi, ci stiam girando in tondo da un po'. Tu dici: devi capire. Io penso: non c'è niente da capire. E' solo un muro, un muro alto. Più cerchi di valicarlo, più ci dan dentro di calce e cazzuola. E' solo un muro. Io quasi quasi mi accampo qui.

È troppo tempo amore che noi giochiamo a scacchi,
mi dicono che stai vincendo e ridono
da matti, ma io non lo sapevo che era una partita,
posso dartela vinta e tenermi la mia vita.
Però se un giorno tornerai da queste parti,
riportami i miei occhi e il tuo fucile.
E non c'è niente da capire

(Francesco De Gregori)

Local hero

In macchina, stamattina, incontro ravvicinato con le truppe scelte della Polizia Locale. Un tantino inquieta, ho sperato non mi fermassero per un controllo: "Buongiorno, favorisca la cadrega".

02.06.03

Paura dei numeri?

Via icq, Blognoto e la sottoscritta.

Blognoto: "Allora, mi dai il link del tuo blog?"
Io: "Preferisco di no"
Blognoto: "Dai, dammelo!"
Io: "Ti lascio il gusto della scoperta: non è più divertente?"
Blognoto: "Come faccio a pescarti? Voi siete diecimila!"

Non aver paura, Blognoto, non temere la massa, non unirti al piagnisteo per i tempi che furono e non dire voi. Noi siamo diecimila. Noi. In ogni caso, a tua consolazione, Eraclito:

Uno è per me diecimila, se è il migliore.
[49 Diels-Kranz ]

Nota: Per Diano/Serra, "è legittimo supporre che ottimo - aristos - fosse, a giudizio di Eraclito, l'uomo dotato della virtù e della sapienza [...] Basta non confondere quest'aristocrazia [...] con quella costituita dai privilegi e dalle distinzioni del ceto aristocratico [...]. Il ceto degli aristocratici efesii non godeva della stima di Eraclito".

Onora la madre

Vieni qui / Dove credi di andare / Dove vai / Cosa fai / Mettiti il costume / Togliti il costume / Mettiti le mutande / Copriti la testa / Non ti muovere / Attento / Attenta / Fuori dall'acqua / Subito!!! / Sei sordo / Obbedisci / Lo dico a tuo padre / A casa facciamo i conti / E tu guarda cosa sta facendo tuo figlio / Ti picchio / Te le do / Ti faccio male / Ti sculaccio / Ti lascio qui / Allora ciao, la mamma va / Ciao, ti lascio qui con questi signori / Ti lascio da solo, eh / Vado, adesso vado / Basta. La mamma va / Peggio per te

Shangri-la. Un weblog per tutti e per nessuno.

shangrila-blog@tiscali.it