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28.04.03

Dichiarazioni di link


Vorrei aver più tempo per chiarire il mio pensiero - che è risultato poco chiaro nei miei commenti postati su Falso idillio - a proposito dell'interessante post di b.georg Il narcisismo dell'oratore. Lo sguardo altrui, come ci influenza, quanto ci condiziona, come cambia la nostra scrittura: il ragionamento di b.georg comincia lì, dal nostro esser già esposti all'altro non appena ci affacciamo sul web.
Da qui una scrittura, osserva b.georg, che conserva molte caratteristiche dell'oralità, dello scambio immediato. Osservavo a b.georg che l'alterità dello sguardo è insita in noi prima ancora di scrivere, su qualunque mezzo si scriva. Noi stessi, insomma, siamo una pluralità di voci e di sguardi e chiunque scriva con un minimo di consapevolezza è sempre di fronte a un pubblico. La giovanissima Anna Frank si rivolgeva a dei lettori: non ha mai scritto per sé sola.

La peculiarità della scrittura sul web è invece quella che b.georg coglie quando fa riferimento al "meccanismo valutativo" sotteso alla visibilità in Rete. I famigerati accessi, insomma. A questo punto, b.georg individua nella moltiplicazione della nostra visibilità altrove (i link, appunto) un processo virtuoso messo in moto dalla nostra capacità di "accordare la nostra voce con i contenuti".
E qui entra in gioco l'autenticità cui facevo riferimento in un mio commento a questo post. Ecco: contesto che all'origine della visibilità vi sia un processo di affinità. Sarà vero in taluni casi, ma non può valere com assunto generale. Condivido quel che si dice poi sul fatto che l'ansia degli accessi sia, come dire, cattiva consigliera: ne risulta una scrittura anemica che alla lunga (forse) stanca.
Ma, come ho detto, non condivido uno degli assi portanti del discorso di b.georg. Non mi pare affatto che nella blogosfera si vada costruendo naturalmente una trama di affinità elettive. Qui come nella vita quotidiana (come vogliamo chiamarla, non virtuale?) sono in atto dinamiche gruppettare, più vicine a volte alla consorteria, dove le affinità si tacciono proprio in virtù della loro carica eversiva.

Giovedì scorso ho scritto un post, Esco a prendere le sigarette, che faceva dell'ironia proprio su questa faccenda. Chi linko, chi non linko e perché? Mi facevo queste domande quando ho aperto questo blog. La risposta è venuta da sé: qualcuno dovevo mettere, per cui sono andata sui blog più "in vista" e ho raccolto una manciata di link, rubricandoli secondo una classificazione semiseria, che il buon magna mi rimprovera, peraltro.
Adotto criteri vari e contraddittori proprio perché non voglio che emerga alcun criterio. Se mi ricordo subito di farlo, linko chiunque passi di qui e metta un commento.

Alcuni dei blog che ho linkato mi piacciono davvero, altri li avrò letti una volta e poi non son più tornata. Pochi tra questi sono quelli che, se dovessi operare una scelta di merito, salverei. Ma a parte idiosincrasie personali, che emergono per omissione, scelgo la strada della generosità distratta, del mescolamento delle carte. E tutto questo perché quando sono arrivata i mazzi eran già distribuiti e ci sono dei croupier, a questi tavoli, che la sanno molto più lunga di me.

Una sola volta m'è capitato di mettere un link e di sovrascriverlo in seguito (ci ho piazzato brontolo): uno di quei casi di fama a mio parere immeritata. Ma son quisquilie, cose di cui solo io m'accorgo. Un link in più o in meno sul mio blog non fa nessuna differenza.

Standing ovation

Ecco come può cominciare bene una giornata di lavoro. La mia casella di posta sputa veleno, stamattina. Ricevo una simpatica lettera da tale Pinco Pallo che tracima complimenti:

Noia insopprimibile è quella suscitata dal suo articolo dedicato a ***. Ricordo che il giornale ciclostilato del mio paese, vicino a ***, dava della *** un resoconto più interessante e più eccitante del Suo. Se non sbaglio Lei si occupa anche di ***, a tempo perso (perso nel vero senso della parola nel Suo caso): il classico esempio di "Medice, cura te ipsum"? Provi a occuparsi di un libro di cucina, forse riuscirà meglio. Voglio dire preparando i piatti da fotografare per le illustrazioni, non certo scrivendo: quello è un mestiere che sarà meglio lasciare ad altri.
Cordialmente,
***

26.04.03

Amami Alfredo

E poi mia madre si lamenta che sono una senza Dio. Ma se vado quasi tutti i sabato pomeriggio da Alfredo, per la messa vespertina! Un po' sui generis, d'accordo. Però siam lì, in un bugigattolo dove in due già si sta stretti, con foto di Sai Baba dappertutto, altarini qua e là, incensi e musica indiana, siam lì, io sempre col broncio e qualche lamentela appresso, lui sempre sorridente. Alfredo è il mio sciamano, il mio padre spirituale, il mio confessore. Vado e comincio con litanie varie, mi-fa-male-qui, mi-fa-male-lì, sono-esaurita, sono-affaticata, guarda-che-capelli, guarda-che-occhi, cheppalle-di-vita e via cantilenando. Lui sorride. Serafico, ironico, disteso. Sorride sempre e ogni volta che lo guardo penso che a sessant'anni ha la pelle rosata e levigata di un bambino, i capelli candidi e bellissimi, una serenità invidiabile. Ogni volta mi chiedo se crede davvero a quel che fa, al suo prendermi il polso e dondolare su se stesso con gli occhi chiusi per capire se ho qualche chakra bloccato o a darmi pasticche e pasticchette ayurvediche che l'una sembra valga l'altra. Me lo chiedo perché io non credo a nulla, ovviamente. Ricambio i suoi ironici sorrisi e son convinta che in fondo lui blandisca le mie paturnie con qualche placebo e nulla più. Tuttavia torno. E so perfettamente perché lo faccio. Quest'uomo mi somiglia e guarda all'Oriente perché ha capito che altro non si può fare ma - irrimediabilmente occidentale come tutti noi - sta a metà del guado e aspetta che il fiume decida dove traghettarlo.

25.04.03

Cinque minuti di gloria

Ieri sera ho inaspettatamente raccolto un po' di gloria. "Sono rimasto stupefatto", m'ha detto, "O sei bravissima o...". Fermati, fermati ti prego. Questa l'ho già sentita e finiva male. Lui incredulo, io imbarazzata. Ma so cosa c'è dietro. Si accarezzano volentieri gli animali domestici. Pac, pac sul dorso. Bello qui, bello là, carinoooo, simpaticoooo. Eccome se lo so. Avevo uno splendido pastore tedesco, anni fa, mezzo lupo, serio e di carattere. Non abbaiava mai, ma quando lo portavamo in giro eran sguardi guardinghi, a debita distanza. La gente si fida di certi cagnetti che ti corrono in mezzo alle gambe come cretini e poi, quando meno te lo aspetti, ti mordono alla caviglia. Simpaticamente.

Se faccio un figlio lo chiamo Emilio

Sue Ellen non abita più qui e anche Jessica si fa negare al telefono. Se vi va, se vi accontentate, al citofono rispondono solo Francesco e Francesca. Ma prima di leggere sul Corriere che son tornati di moda i nomi dei santi, me n'ero già accorta parlando coi colleghi. Menomale che ci son loro. "Se avessi una figlia mi piacerebbe chiamarla Fiamma", m'è sfuggito una volta. Non l'avessi mai fatto. "Sei pazza? E' un nome da mignotta! Mi ricordo che conoscevo una Fiamma e la dava a tutti". Questa cosa m'ha convinta. Ho sempre voluto una figlia così. Chi dà, riceve.

Del parlare

Non ho mai imparato a giocare a tennis. Sarà per questo che mi tedia a morte l'ipnotico rimbalzo della pallina di certe conversazioni Bush-Saddam, Saddam-Bush, Fassino-Cofferati, Cofferati-Fassino. Ma chi ce lo fa fare, mi chiedo. La palla finisce sempre fuori e non ci divertiamo neanche.

Mi sento osservata

In rete è così: la coperta è sempre troppo corta. O ti spuntano i piedi o ti scopri le spalle. Dovrei anche saperlo, visto che ci lavoro da un po'. E io che mi credo acuta come uno spillo perché mi avvito come un derviscio pur di non essere beccata con le mani nella marmellata dal Grande Fratello Google. Ora scopro - buon'ultima - che >skip pop ti coglie in flagranza di reato anche se non citi espressamente, nel testo, il sito i cui post stai commentando. Cool.

24.04.03

Esco a prendere le sigarette

I buoni blog sono come i bravi mariti. Cravatta e link al dito, regolarmente dichiarato davanti al Sindaco o al prete. Ogni tanto però si infilano il link in tasca ed escono a prendere le sigarette. Tornano un'oretta dopo, un po' sgualciti. Sull'ascensore si risistemano il nodo della cravatta, si rinfilano il link al dito e "ciao cara, cosa c'è per cena?". Del resto si sa cosa fa durare i matrimoni.

Aspirante Chiquita

Mentre guido mi vengon sempre in mente grandi discorsi, grandi interrogativi, grandi moccoli. Stamattina mi son chiesta: ma io ce l'ho il bollino blu? Pensatrice non sono, ché ho tolto il pugno da sotto il mento da un pezzo. Posizione scomodissima, del resto: dopo un po', ti si intorpidisce il braccio e ti viene la scoliosi. Comica nemmeno e poi, poche balle, o li fai ridere o te li porti a letto. Meglio tenerseli, va. Cinica neanche, al limite acidella, ma è solo perché, come banana, sono ancora verde. Gnocca neppure, simpatica manco per niente. Potrei fare un blog giornalistico, ecco. Ogni giorno un'informazione essenziale, una cosa che non avete mai letto su nessun quotidiano. Ecco la prima: don't throw anything out of the window.

Una bella quinta

Deciso: nasconderò tutti gli appunti nel reggiseno. Un giorno da maggiorata mi spetta, dopo tutta questa fatica. Anzi, quasi quasi mi trascino appresso anche il portatile e bloggo così combinata. Tanto per vedere l'effetto che fa.

Niente panico. Solo una sana psicosi

Caro A*, io ti voglio bene, lo sai. Ma se davvero andrai in Corea come promesso, prenotati una quarantena di qualche mese, al ritorno. Ci vediamo a Natale per un aperitivo, ok? E niente baci. Una virile stretta di mano basta e avanza.

Equipaggiamento da esame

Pantaloni con le tasche, giacca con la tasche, mutande con le tasche. Chiaro, no?

Le ultime parole famose

Da quando sto al mondo, non mi riesce di far parte di alcunché. Sto studiando i possibili rimedi: un'adozione a (grande) distanza, chessò, l'iscrizione a Scientology, la tessera dell'abbondamento in piscina, un matrimonio. Qualcosa farò.

23.04.03

Continuiamo così, facciamoci del male

Dietro un uomo di successo - recita il luogo comune - c'è una donna. Diversa la declinazione al femminile dell'adagio: dietro una donna di successo c'è una zuffa. Con un'altra donna, s'intende. E gli uomini intanto stanno a guardare. Divide et impera.

Discorsi da esaminandi

"E' sempre più sugli scudi. Quasi sicuro che all'esame ci becchiamo la polmonite", mi dice. "Hai ragione, il rischio c'è: siamo davvero in troppi, tutti nella stessa stanza", gli rispondo. "Come tema, intendevo!", chiarisce lui. "Ahhhhhhhhh".

Santonet

La buona novella è che ci sarà presto un Santo protettore
della Rete, degli utenti Internet e dei programmatori informatici. Concorrenti in gara: Beato Giacomo Alberione, San Giovanni Bosco, Sant'Alfonso Maria de' Liguori, San Gabriele Arcangelo, Santa Chiara e San Massimiliano Kolbe. Al ballottaggio: Beato Giacomo Alberione e San Giovanni Bosco. Il tutto su Santi, beati e testimoni.

A scoppio ritardato

Mi accorgo ora che Luigi Castaldi ha lasciato un commento al post Ciao, prof. Per quanto lo riguarda, lo rimando all'11¬∞ link a sinistra, da dove viene la citazione che lo riguarda. Per quanto riguarda la sottoscritta - quella di ora e l'allieva di 20 vent'anni fa - contesto: non ho perduto gli orizzonti. Non io, che mi tengo stretta i miei orizzonti perduti e che tra il Remarque e la zuppa di Danzica letti allora in classe sapevo già con assoluta certezza quale tra le due cose prima il mio cervello e poi la Storia avrebbero buttato al macero.

Papà, ho una cosa da dirti

Io ero bambina e mi faceva tutto schifo. Tutto, tutto. Capitava che a mezzanotte tu non fossi ancora tornato a casa e io ero lì a guardarmi l'ultimo telegiornale col timore che ne avessero ammazzato un altro. Ma adesso c'è questo signore che dice che gli anni Settanta sono stati "dieci anni che hanno cambiato, innovandolo, il mondo e i linguaggi della televisione, del giornalismo, del cinema". Ecco, volevo solo dirti questo. Era tutto bellissimo, pare, e io non me ne accorgevo. Neanche tu, credo.

22.04.03

Pronto, qui è il Paese delle Meraviglie

"Sono Alice", dice la collega al telefono. "Chi, Licia?" chiedono dall'altra parte della cornetta. "No, Alice". "Alicia?". Disperata, la sento dire, con tono piccato: "No, signora. Sono quella del Paese delle Meraviglie." Scoppio a ridere e lei sillaba: "A-li-ce. Ha capito?".

Jumpo con l'asta

Incostante al punto da non potermi permettere nemmeno un vizio piccolo così, son di quelli che un hobby io? Per carità, che cosa borghese! Eppure mi son scoperta collezionista. Mio malgrado e, paradossalmente, in virtù della mia impazienza. Se faccio decantare ancora per sei mesi, un annetto al massimo, la paccottiglia web che ho a casa, posso mettere tutto all'asta su e-bay e magari farci qualche quattrino, come quel collega che si compra i dischi della Raffa e poi li rivende col pizzo. Interessa la mucca di Virgelio che fa muuuuuuu? Avete sete di siti? Vi vendo a prezzi fa-vo-lo-si l'acqua benedetta di Virgilio e il portasigarette dell'esimio portale. Vengon via per niente la t-shirt con la fragola di KW, quel cane di Lycos, il tappetino di Lucky e la web teens (!) t-shirt di Spray. Cappellini, biglietti da visita, zainetti... non ci manca niente. Venghino, siori, venghino.

High society

Voi non la conoscete. Tranquilli, non vi perdete niente, tranne un po' di alto tiraggio, puzzetta sotto il naso e aria fritta. Povera, le capita sempre d'inciampare in qualche personaggio famoso. "Quando andavo alle feste di x, quando y è stato a cena a casa mia, quando strusciavo le piume per i corridoi del mitico z". Nel vano tentativo di non sentirmi da meno, sono andata a ripescare il mio vecchio album delle figurine. Ce l'ho, ce l'ho anch'io! Eccolo qui: il mio commensale famoso è Salvador Aulestia. Da Palazzo Reale, alla corte di Juan Carlos, a casa mia, giuro. E adesso che mi dici, squinzietta? :-)

Lato nostro

Lato nostro, lato vostro. Qualcuno avrà pur cominciato. Qualcuno l'avrà pur imitato. Irreperibile l'untore, ci restano centinaia di appestati. Che fare, punirne uno per educarne cento?

21.04.03

La matematica non è un'opinione

Neanche la filosofia, nonostante la nomea. Eppure seduce quale palestra d'affabulazione, dove si spera - con acrobatici saggi ginnici - di lasciar l'uditorio a bocca aperta come la meravigliata della grotta, che resta lì incantata, nel presepe, davanti al Bambinello.

20.04.03

Ho visto cose che voi umani

Scenografia da casa delle bambole. Drappeggi, veli, atmosfera da carillon, una culla rosa in primo piano. Bello, cos'è, Hitchcock?, chiedo. Parte il campo lungo e vedo, seduta vicino alla culla, una donna e, dietro al velo, una ragazzina. Fuori campo, una voce femminile racconta storie penose di parti, gioie incommensurabili, morti infantili, lacrime e sangue. Rido come Franti. Altro che Zelig. Questa sì che è comicità. Non so nemmeno se è stata una puntata unica o se quest'ennesima versione del circo Barnum si ripeterà. Nel caso, non perdetevelo: Canale 5, Come sorelle, con Fabrizio Frizzi e Valeria Mazza.

19.04.03

Mi crolla un mito

Ma soprattutto, è questo che mi sgomenta: "Vorrei invece dire questo: la filosofia italiana tutta, da decenni, è Toni Negri. Il contributo dato al Novecento e a questo inizio di secolo da Toni Negri resterà quale sviluppo fondamentale alla filosofia. Queste Guide, non innovatrici rispetto al discorso di Impero, testimoniano che Negri è al momento uno dei più alti filosofi del nostro tempo".

E adesso chi glielo dice a Stefano Bonaga?

Il ritorno dello jedi

Mani in alto, mi arrendo. Capoversi da capogiro, intorcinamenti che neanche l'Husserl della Sintesi passiva, concettosità da dose massiccia di Aulin, labirintite da lotta di classe. Tutto questo sbarellamento lo devo alle recensioni di Guide. Cinque lezioni su Impero e dintorni, l'ultima novella di Toni Negri:

qui infatti mi si dice che Negri: "respinge l'accusa di voler restaurare lo schema dialettico dell'antagonismo di classe negando l'esistenza di qualsiasi rapporto fra il concetto marxista di classe e la moltitudine";

mentre qui si ribadisce che "La lotta come elemento costituente della storia, al di fuori di ogni scientificità del movimento dialettico à la Marx, è il momento di perno di ogni accadimento: e si tratta di una lotta di classe".

18.04.03

Senza parole

Si dice in giro che la qualità accumula, per sua propria natura. E così mi son messa di buzzo buono e sono andata a leggermi gli Imprescindibili, sono andata a meravigliarmi dei Fenomeni. Mi sono tanto annoiata, tanto depressa

e mi è venuta come l'impressione
che mi stessero rubando il tempo e che tu...
che tu mi rubi l'amore
ma poi ho camminato tanto e fuori
c'era un gran rumore...
che non ho più pensato a tutte queste cose.
(Vasco Rossi)

L'anello mancante

Cammina a quattro zampe, si arrampica sugli alberi e, all'occorrenza, sui vetri, ride fino alle gengive e si gratta la zucca. Dopo una sfuriata di venti minuti, ogni dubbio è fugato: l'anello mancante tra il gibbone e l'homo insapiens è lui, il markettaro. Il miglior amico del cliente-che-ha-sempre-ragione.

Operazione bella figura

Mancano solo gli occhiali scuri. Elegantissimi, camicia immacolata, gessato nero, armeggiano da un'ora davanti alle nuove macchinette del caffè. Si guastano ogni due per tre, le suddette, tali e quali quelle che c'erano prima. Ma vuoi mettere? Ora al primo intoppo, invece dei soliti ragazzotti ruspanti in jeans e t-shirt, si precipitano qui i Blues Brothers, con tanto di anellone e braccialetto d'oro. Lo stato maggiore delle truppe d'appalto ci ha convinto. Questa sì che è un'azienda coi controfiocchi: l'assistenza tecnica la fa l'amministratore delegato in persona.

È gradita la flessione a 90°

Le trattative sindacali decisamente non sono il mio forte. La controparte è nervosetta, il cellulare squilla in continuazione, tu pensi che stanno cercando di fregarti, loro hanno l'aria di chi, obtorto collo, ti elargisce l'elemosina. Mettiamo le carte in tavola, dicono. Sì, con una mano. E l'altra che ravana sottobanco?

17.04.03

Ciao, prof

Leggo su Wittgenstein:
Un grafomane per amico
Wittgenstein ne aveva scritto l'anno scorso: ora Il Riformista racconta meritoriamente gli scrittori compulsivi di lettere ai giornali. Il pezzo sarà online con i soliti tempi sbilenchi del Riformista. Spero si siano ricordati di Gianni Mereghetti di Abbiategrasso, oltre che di Luigi Castaldi.


Pensavo l'avessi notato io sola e gli altri ex compagni delle scuole medie. Prima della dipartita di Indro, era pressoché quotidiano lo scambio "Caro Montanelli", "Caro Mereghetti". Lo spunto era buono già 20 anni fa per coglionare allegramente il prof., reo - più d'ogni altra cosa - d'un'insana passione per l'elettricista di Danzica e la di lui mitologia familiare annessa e connessa, raccontata in quest'agiografia. Immaginate come se la sghignazzano più di venti adolescenti mentre leggono in classe la storia del trasloco di Lech, Danuta e della loro nidiata di figli.

Il nostro agente all'Avana

Se non ci va Bassolino, mi candido io. Che tuttavia come agente, a stima di S*, non sono un granché: 0,07, dice, non di più.

Questa è proprio bella

Talmente bella e fuori bersaglio che merita di essere citata (se non altro perché mi riguarda). Tra i commenti ad alcuni post di theGNUeconomy ne scopro di particolarmente taglienti a firma magna. Incuriosita, vado a vedere di che si tratta e leggo:

Bel blog [il mio]
Peccato che sia così evidente il tentativo di entrare nelle grazie del solito gnueconomy.

Rido. Rido di gusto. Non so da cosa si tragga cotanta evidenza. Dico solo che, se così fosse, la legittima titolare della rubrica Fuori tempo massimo sono io.

PS.: solleticandomi tuttavia i tuoi commenti acidelli, ti linko.

16.04.03

E noi non rispondiamo mai


"Lo sai che c'è gente che ci scrive, e noi non rispondiamo mai, ma c'è gente che ci scrive!" (Palombella rossa)

A taluni un solo riflettore puntato sul cranio manda in corto circuito il cerebro e, con esso, il residuo buon senso che vieta di prendere il volo con ali di cera. Cinque minuti di gloria e li abbiamo già persi. Da quel momento, ogni sedia è uno scranno, ogni domanda una richiesta d'udienza, ogni critica lesa maestà.

Dimmi che blog hai

Saltabeccando qua e là, ho notato che parecchi di quelli che han partecipato al Blog Age (sì, lo so, cheppalle, manco fosse l'evento dell'anno: scusate, mi serve come spunto) avevano l'umana e comprensibile curiosità di mettere, dopo l'http, un volto, uno sguardo, la materializzazione d'una fantasticheria. Non c'è mica bisogno di incontrarsi per vedersi. Ci son certi blog dall'aria sostenuta, altri dallo sguardo sfuggente, ce ne sono poi di solitari, altri ancora di gruppettari, ci sono i blog con gli occhiali a montatura scura, quelli con il rossetto, certi altri con le Clark, i blog con la giacca di pelle e quelli con lo zainetto. Chi guarda, vede. E gli incontri, giuro, confermano.

Paese che vai, usanza che trovi

"Il tuo baffo non è degno della mia ciabatta". A Bagdad si insultano così. E pensare che nel feticista Occidente ci sono uomini pronti a inchinarsi di fronte a una ciabatta.

Bei tempi

"E quelle ruote che levigava sempre, te le ricordi?" - mi dice L* - "Mai una volta che cominciasse il lavoro dall'inizio. Troppo comodo: fammi vedere come si costruisce 'sta ruota, che voglio farlo anch'io!". L* non ha tutti i torti. Per anni e anni abbiam visto Charles Ingalls impegnato in interminabili lavori di falegnameria. Va bene tutto, ma dopo un lavoro indefesso di 300 puntate La casa nella prateria sarebbe dovuta diventare un castello. "Si sfogava sul fienile, L*" - gli rispondo. Scuote la testa e mi dice: "Sai che a Walnut Grove  vanno ancora in giro in calesse?". "Ma dai, L*, non ci credo". Si ride. Lui era ipnotizzato dalle caramelle dell'Emporio di Nelly e io dalle cuffie bianche che si mettevano anche per andare a dormire.

15.04.03

La risposta è dentro di te, ma è sbagliata

Certe volte mi commuovo. Perfino io, dico, che ho la fama dell'acida. In coda allo sportello della banca, per esempio. "E' cambiato il codice ABI", spiega loro l'impiegata. E tu vedi questi uomini anziani, con l'orlo dei pantaloni troppo corto, le scarpe consunte, il mazzo delle banconote che rigonfia il portafoglio perché guai a pagare con il Bancomat o la carta di credito, li vedi come guardano la moglie con aria interrogativa e vorresti intervenire, far qualcosa, spiegare meglio. Ma non puoi. E capita anche con certi articoli. Li leggi e sobbalzi a quel "salariato" che immaginavi ormai scrivesse solo Desdemona nei suoi comunicati dal carcere. Lo stesso effetto di quelle giacche sformate e lise che parlano di una vita fuori dal tempo. Poi leggi certe domande marzulliane: "i Blog sono una risposta alla crisi della new economy?" e ti viene da telefonare a Quelo.

Chi è senza Patriot, scagli la prima pietra

Il professor Eliot Cohen è uno che le sa tutte. Il guru di George Double-u, nonché esperto di strategia militare, ricorda la celebre frase di Einstein: "Non ho idea di quali armi serviranno per combattere la terza Guerra Mondiale, ma la quarta sarà combattuta coi bastoni e con le pietre." Sicché, visto e considerato che i Patriot hanno dimostrato un'attrazione fatale per i caccia americani, che gli Apache sono da rottamare e che i Cruise non ne azzeccano una, il buon Cohen ha convinto Mr. President che siamo in piena Quarta guerra mondiale.

Pediculus humanus capitis

Le cercano in Siria, ma si sbagliano. La dottoressa Germe e la dottoressa Antrace lavorano qui. Scrupolose e meticolose quant'altri mai, le esimie colleghe passano le giornate al microscopio studiando la pediculosi del capo (nella doppia accezione di capo e capoccia). Sul vetrino, l'oggetto di tanto interesse salta, balla, si annoia, sbadiglia e chiede la sua quotidiana razione di pasti. A quel punto scatta la telefonata o l'e-mail stizzita: "chi ha dimenticato di dare da mangiare al pidocchio?".

14.04.03

L'allegro (?) chirurgo

Ci mancava solo il cadavere interattivo. Eccoci accontentati (per così dire). Commento in ufficio: "ma poi i resti li danno da mangiare ai gatti?".

Panettone day

Marca male. √à il mio panettone day. Non cercatemi in ufficio, al cellulare, in macchina, in una vita adulta. Oggi mi trovate all'asilo, in un angolo, nell'ultimo giorno prima delle vacanze di Natale. Sono lì che aspetto, in compagnia di un panettone e di tutti i porcfancustronz che conosco, che qualcuno a casa si ricordi di venirmi a prendere. Ogni tanto è così, mi sale il rigurgito di ansie abbandoniche infantili. Per digerirle, mi ci vorrebbe un Lucano.

13.04.03

Violazione di domicilio

Lathe biosas, vivi nascosto. Io Epicuro l'ho sempre preso alla lettera, ancor prima di leggerlo. Suppongo sia questione di talento e di vocazione. Ma ci son più cose in cielo, in terra e nella testa dei parenti serpenti che in tutta la mia filosofia. Così, m'è toccato aprire la porta. Mi si è parata davanti gente che non vedevo almeno da 15 anni. "Non ci riconosci nemmeno?", mi han chiesto, di fronte al mio evidente disorientamento. E non vi riconosco no. Ma chi vi ha invitati, dio santo, ma quanto siete ingrassati, che c'è, è morto qualcuno? Dopo dieci minuti buoni di imbarazzo mal dissimulato, in piedi davanti alla porta di casa, è subito apparso con chiarezza che la sottoscritta non tiene sul comodino il Galateo Moderno di Cristina Parodi e quindi ignora Come comportarsi nel nuovo millennio. Brutta cosa, l'ignoranza.

Però, forse

Ci sono donne che non sono pane per i vostri dentini. E questo spiega molte delle cose viste in passato a qualche metro di scrivania. Nonché alcune delle cose confermate uora uora.

Commenti

Quelli a cui rimandavo, più sotto, sono questi: silenzio, silenzio e ancora silenzio. Indifferenza. Il nulla emotivo da cui vengo mi permette perfino di esistere. Ora ne ho la prova: sono un essere diveniente, un prodotto compiuto del nichilismo. In tasca, un biglietto di andata e ritorno dall'essere al nulla. Non metto radici quasi più, ormai, nemmeno nel rancore. Fluttuo, parlo tanto per parlare, mi esibisco, all'occorrenza, nei panni di occasionale conoscente. Scambio chiacchiere e sguardi dalla periferia di me stessa. Il giro in centro non v'ha mai interessato, del resto.

Repetita iuvant

Ennesima replica del concerto a Barcellona di Bruce. Ormai lo so a memoria, interviste comprese. Ha cominciato MTV: ogni tanto mi arrivava l'sms di qualche amico o collega che mi diceva di correre davanti al televisore. Ora l'epifania giunge a noi fedeli del culto springsteeniano attraverso Rai1. Va bene, non mi lamento, non ci lamentiamo. Noi della setta siamo capaci di scoprire, a ogni manifestazione del divino, una goccia di sudore in più, che non avevamo colto la volta precedente, una smorfia, un gesto, un sospiro. Stasera, per esempio, m'è proprio parso di vederlo piangere mentre cantava You're missing. Se vado avanti così, tra un po' lo vedrò lacrimare sangue.

12.04.03

Fuochi fatui

Più ci penso e più questa faccenda della rete come mezzo di controinformazione che sovverte le dinamiche della comunicazione (lo sostiene Vecchi de Il Manifesto) non mi convince per niente. L'idea che dal web scaturisca una fonte sorgiva di informazione più vicina al vero mi pare una ipostatizzazione pericolosa o, in altri termini, l'analogo sul piano teoretico della bolla speculativa della new economy. Parole esagerate, insomma, come quelle degli innamorati. Le bloggatrici, infatti, tacevano in fondo alla sala.

Blog Age - The day after

Beh, qualcuno ha detto qualcosa di sinistra (Indymedia e Vecchi de Il Manifesto), qualcuno ha detto qualcosa di divertente (Labranca) o di simpatico (Neri), altri han detto qualcosa di lucido (Sofri) e di strutturato (b.georg) e poi... poi me ne sono andata prima della fine.

I rapporti tra blog e giornalismo li ha liquidati Sofri (paragone improponibile tra ambiti di attività già assolutamente eterogenei al loro interno), stigmatizzando questa sorta di atteggiamento professorale, tra lo snobistico e il complesso d'inferiorità, che vien fuori quando i bloggers si piccano di far le pulci ai giornalisti, salvo poi adottare una certa qual omertà corporativa quando si tratta di puntare l'indice sulle castronerie della comunità blog.

Note personali: felice di avervi rivisto. Soprattutto voi, C*, A* ed E*.
Nota spese 1.0: ti devo un aperitivo, C*, e tu mi devi una carta d'identità.
Nota spese 2.0: mezz'ora di chiacchiere con l'uomo kattivo. I commenti a dopo. :-)

11.04.03

In generale, possiamo distinguere almeno

In generale, possiamo distinguere almeno due grandi poli di questo fenomeno. Il primo è caratterizzato da una forte propensione all'individualismo, al diarismo autobiografico, alla rappresentazione pubblica del sé. In genere si tratta di siti ¬´firmati¬ª da un solo autore. Il secondo è invece comunitario, politicamente, culturalmente o eticamente impegnato.

Il manifesto, 10 aprile 2003

Già mi sale una certa qual irritazione...

Duro calle lo scender e 'l salir per l'altrui scale

Lo spiacevole "siparietto" del terremoto ha chiarito bene, a noi "normodotati", cosa significhi stare su una carrozzina. Lui, alto, robusto e zavorrato da invisibili macigni, è stato accompagnato sull'ascensore dall'extracomunitario che si occupa di lui, col rischio che un black out elettrico li bloccasse entrambi. Le norme vogliono che ci siano otto persone a lui dedicate, pronte a sollevarlo di peso per portarlo al piano terra. Ma degli otto inizialmente designati a prendersi cura di lui in casi di emergenza, quasi nessuno lavora più sul suo piano. Abbiam fatto diverse esercitazioni nel corso dell'ultimo anno: possibile che il problema non sia mai stato sollevato? Speriamo che lo spauracchio di oggi sia servito a qualcosa.

Eppur si muove

La Terra s'è data una scrollata e qui, al 14esimo piano, abbiam ballato con il viso terreo e l'espressione incredula. Immediata l'evacuazione dalle scale di sicurezza, come da esercitazione, e congelamento finale, ai piedi delle due torri, in attesa che ci dessero l'ok per tornare in ufficio. Ma la volta che succede qualcosa di veramente rovinoso, non so se ne usciamo vivi. Quattordici piani a piedi, giù da una scala a chiocciola, sono tanti. Troppi per mettersi in salvo in tempo.

I mostri che abbiamo dentro

Puntuale schermaglia, al risveglio, con il ghigno beffardo che mi segue ovunque. Lo esacerba il fatto che io cerchi di non dargli retta. Cosa vuoi, cosa ti manca: prima o poi glielo chiedo. Giusto per dirgli che non scassasse e che ognuno ha la sua vita. Demoni compresi.

10.04.03

Incontri con uomini straordinari

"Ha scovato un altro genio, hai visto?" mi scrive il coinquilino. "Non ancora, ma poco importa. Prima o poi lo internano", gli rispondo. "Incredibile" - replica lui - "sta chiuso nel cesso e Gesù Cristo passa sempre sotto le sue finestre".

Lode al Creatore

Ah, quanto mi piace l'individuo pieno di slancio, di determinazione e di convinzione, il propositivo che impara l'arte e la mette da parte, quello che trabocca di idee, il multitasking con il medagliere appeso alla parete di fronte e i cassetti pieni di progetti da realizzare. Ah, quanto mi sembra grandiosamente yankee il positivo perché è vivo. Quanto mi lusingano i suoi modi british, come mi scalda la sua voce impostata, quanta ammirazione mi prende quando alla flemma fa seguito l'"io non ci sto" vibrante di energia maschia, con quel tocco di dispotismo che non nuoce. Il Creatore fa e dispone, piccoli bloggers. Voi pensate solo a non mangiare del frutto di quell'albero.

Non regalatemi piante

Come le faccio ammosciare io, nessuno. Non so come dirlo a F*, ma la pianta dalla chioma fluente che m'ha regalato, ingiallita di rassegnazione, s'è ormai trasformata in uno spinacino. Stamattina il coinquilino mette il naso fuori dalla finestra e mi dice: "la pianta è stata da Jean Louis David". Controllo e rimango senza parole: taglio scalato e permanente. Avevo chiesto a mia madre di vedere cosa si potesse fare per recuperare la situazione, non di dare dar sfogo al suo estro da coiffeur.

Amiamoci un po'

Sposato, due figli, il bell'hidalgo ci ha provato con tutte. La tecnica d'abbordaggio è da manuale. "Sai S*, volevo dirti che... tu un po' mi piaci". "Lusingata, grazie" - risponde lei, secca - "ma ho molto da fare".

09.04.03

Francesco Saverio caduto da cavallo

E' riuscito a far parlare di nuovo di sé. La toga, la musica, l'equitazione, il suo sentirsi magistrato-dentro. Ebbasta, Francè.

Ridi che ti passa

Si accomodino a destra quelli che ridono, a sinistra quelli che fanno ridere. Tertium non datur. Si ghigna da Nord a Sud, senza tregua. Più contagiosa della polmonite, la risata che fa buon sangue corre via e-mail, rimbalza su sms, ammorba il piccolo schermo, furoreggia nei blog, gorgheggia a teatro e ingolfa le librerie. Abissalmente deprimente.

Cammino come un dissidente un deragliato un disertore
Senza nemmeno un cappello o un ombrello da aprire
Con il cervello in manette
E dico cose già dette
E vedo cose già viste
I simpatici mi stanno antipatici
E i comici mi rendono triste


Povero me, Francesco de Gregori

Ma tutto questo Lilli non lo sa

Racconta mio padre di uno zio sfacciatamente disertore che, dopo l'ultima guerra, ascoltando sul treno i racconti dei sopravvissuti al fronte, s'era fantasiosamente ricostruito un glorioso passato da combattente, mettendo insieme i resoconti setacciati da chi in trincea c'era stato sul serio. Lilli non lo sa, ma nel Sacro Ordine dei Cazzari c'è già qualcuno che, sprofondato in poltrona, sta mettendo mano al decimo capitolo della propria autobiografia: "Sul fronte iracheno, sotto le bombe".

08.04.03

Problemi di latitudine

Ecco una cosa che noto con stupore da sempre: lor signori padanicoli (non me ne vogliano per l'epiteto) hanno l'abitudine di far domande a bruciapelo sulla vita privata altrui. Atteggiamento aborrito nel bon ton sudista, che assolutamente vieta la curiosità esplicita. Analogo discorso per la comicità guascona che usa qui, tutta giocata sul registro dello sfottimento cameratesco e della pacca sulla spalla che facilmente diventa una spinta troppo brusca.

La domanda di riserva, grazie

"Come va?", mi chiede davanti all'ascensore. "Bene, grazie", ris