ANIME SALVE


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28.02.03

Chiariamo

Caro S*, io non ho messo la testa a posto. La suddetta è da tempo in lista all'Ufficio oggetti smarriti.

Ya basta!

Indicibile stanchezza. Chiederei una tregua, se solo sapessi a chi. Ormai, mi basta vederlo per sentirmi bastonata dalla fatica. Mai ho conosciuto qualcuno di tanto esiziale. Vive e vegeta nutrendosi del sangue altrui, occupando abusivamente l'attenzione dei malcapitati di turno e vanagloriandosi con l'uditorio per le mille gesta eroiche e avventurose della sua vita immaginaria. Urge un antiparassitario.

27.02.03

Boom!

Se sentite il botto, là fuori, sappiate che siamo noi. Stiamo organizzando una rivoluzione sandi-zapa-cretinista. Preparatevi: il mondo non sarà più lo stesso.
PS.: il principe di Salina è atteso alla segreteria del kollettivo questa sera alle 21.00.

Magari è quello giusto

Alla macchinetta del caffè, luogo di ogni perdizione morale, C* e Splendid.
C*: "Beh, sai, qui funziona così".
Splendid: "Già. Purtroppo".
C*: "Facciamocene una ragione".
Splendid: "Già. Senti ma..."
C*: "Cosa?"
Splendid: "Venerdì cosa fai di bello?"
C*: "Io? Niente di che".
Splendid: "Andiamo al cinema?"
C*: "Perché no?"

Due secondi dopo, messaggio icq di C* alla sottoscritta: "Aiutoooooooo!". Cosa c'è, le chiedo. "Sono imbarazzataaaaa". Mi racconta e aggiunge: "Speriamo che se ne dimentichi!". Perfetto, mi sento vendicata. Normalmente sono io quella che si fa prendere all'amo e se ne pente un secondo dopo. Ora siamo proprio sorelline. :-))













26.02.03

Lo scienziato e l'ormone

"Ogni mattina, nel mondo, un ricercatore si alza e sa che deve correre a scoprire un ormone più in fretta di un altro collega o perderà il Nobel. Ogni mattina, nel mondo, un ormone si sveglia e sa che dovrà correre più in fretta del ricercatore o le sue turbe comportamentali finiranno sbattute in prima pagina su tutti i quotidiani. Quando il sole sorge, non importa se sei uno scienziato o un ormone: è meglio che cominci a correre".

Civvì

Ogni tanto mi tocca metter mano al mio curriculum vitae. Mia madre, mio padre e tutta la mia famiglia prima di me non hanno mai dovuto farlo. Mai. Sarà per questo che nessuno di loro s'è mai sentito una nullità.

Garantito

Nessuna dieta. Niente palestra. Più energia e una forma smagliante per l'estate. No failure - guaranteed, giurano. La sottoscritta e qualche altro splinderiano (scelti con il lanternino?) abbiamo ricevuto questa e-mail, con tanto di gnocchetta taglia quaranta infilata in un paio di jeans che neanche Giuliano Ferrara. Come funziona, con la telepatia? No, perché è da un po' di tempo che mi sento un tantino sovrappeso. :-(

23.02.03

Il ricavato a Emergency

Sul balcone di casa mia sonnecchiano, accatastati da settimane, vecchi numeri del Corsera. Li vendo a un prezzo equo e solidale. Non per fare pubblicità al mio buon cuore, non per far sapere alla destra quel che fa la sinistra (!), tuttavia... ecco... comprateli: il ricavato va a Gino. Io e lui, pappa e ciccia.

Proposta indecente

Ricevuta e accettata. Thx, U*! :-)

22.02.03

Volontà di potenza

Non ce la raccontano giusta, no. Ci convincono, mentre si prendono amorevolmente cura del nostro fragile io puberale, che noi esistiamo, che siamo un punto preciso, definito, invalicabile. Un corpo impenetrabile. Un'individualità irripetibile. E noi, convinti, marciamo verso i nostri amori, le aspirazioni, i pensieri che crediamo originalissimi, gli studi, le professioni. Finché.
Alt, fermi. La corsa è finita, scendere. Prima di uscire, strisciare il badge, grazie. E strisciare anche le rotule e i gomiti sul pavimento, grazie. Io sono il capo, bambini. Voi siete miei.

Per lui, non siamo che

Per lui, non siamo che un pubblico. Al centro della scena, solo, accecato dal fascio di luce che lo trafigge dalla cabina di regia, indovina le mute e buie presenze che affollano la sala senza fiatare, turbate, forse addirittura sconvolte dalla sua recitazione. Nessuno si salva. Chiunque può da un momento all'altro esser strattonato, inquadrato dalle telecamere, spiato nella sua nudità, deriso o costretto a salire sul palcoscenico e a gettar su quelle assi il residuo di dignità che rimaneva. Sì, Martin: soltanto un dio ci può salvare.

21.02.03

Confesso la debolezza: quando vado

Confesso la debolezza: quando vado per blog, mi piglia una curiosità forsennata per la biografia dell'autore. Sopra, sotto, a lato, cerco dappertutto. Il più delle volte, per mia fortuna, non ne ricavo nulla. Restano le mie fantasticherie e i miei chissà.

20.02.03

Ammirata, li ho osservati recitare

Ammirata, li ho osservati recitare ciascuno la sua parte. Shakesperiano l'uno, aiutato dal timbro profondo e impostato, più hollywoodiano l'altro, del genere fiction is friction. Tipicamente maschile, la facondia speziata da una buona dose di teatralità non è che l'analogo di un paio di calze a rete e tacchi a spillo.

La sola cosa vera è

La sola cosa vera è che domani lo faranno sdraiare, gli infileranno un sonda e crederanno di capire cos'è. La sola cosa vera sarà il suo sentirsi tutto carne, sangue che pulsa, pensieri vorticosi e immensa solitudine. La sola cosa vera è il mio camminare in mezzo al ciarpame quotidiano chiedendomi cosa sia questo esser venuta da lui e attraverso lui, cosa sia il nostro incontro, l'addio che ci aspetta, il nostro andare e venire.

Il guaio è che l'ha

Il guaio è che l'ha avuta vinta Platone, nella sua querelle coi Sofisti. Non saremmo qui a fare gli acchiappanuvole, altrimenti, cercando di afferrare una verità che non c'è. Non nelle parole, almeno.

Bellissimo album, quest'ultimo di Gaber.

Bellissimo album, quest'ultimo di Gaber. Perfetta la canzone d'apertura, Il tutto è falso, per siglare il senso d'una giornata annegata nell'inane verbosità sindacalese.

Il tutto è falso

Questo è un mondo
che ti logora di dentro
ma non vedo
come fare ad essere contro.
Non mi arrendo
ma per essere sincero
io non trovo proprio niente
che somigli al vero.

Il tutto è falso
il falso è tutto.
Il tutto è falso
il falso è tutto.

Giorgio Gaber, da Io non mi sento italiano

18.02.03

Galline in fuga

Autodefinitisi cervelli con la C maiuscola, si dichiarano in fuga. Il bel Paese non li ama e non li valorizza, dicono. Leggi e pensi: ohibò, quanto mi dispiace che il cretinismo accademico spinga i migliori a impiegare i propri neuroni all'estero. E magari ci scrivi anche un articolino, con una lacrima sul viso. Poi navighi, qualcuno ti gira un link e scopri qualche volto (tristemente) noto dietro quelli un po' sfigatielli e un po' rapaci che van piagnucolando sulla loro genialità incompresa. Sorpresa.
In bella posa al (udite, udite) Convegno nazionale dei cervelloni c'è gente che ha spazzolato per anni i corridoi della Statale ingegnandosi per rincitrullire, blandire e ipnotizzare baronetti incanutiti e già rimbambiti di loro, pronti a mercanteggiamenti da suk arabo pur di assicurare l'ambito dottorato al loro protetto. Gente il cui nome ancora corre sulle bocche degli altri docenti (quelli che a torto o a ragione si ritengono più onesti) come esempio di suprema vergogna.
Perché si lamentano, dunque? Ovvio. Il dottorato finisce. Non vogliamo dare una cattedra a questi cervellini, in fuga dalle loro stesse casse craniche? Cattivoni.


Corrispondenza d'amorosi sensi

Ascolta Ute Lemper, si ripromette di andare a vedere Ivano Fossati, ama Maurizio Pollini e linka la sottoscritta tra i brodi che gli piacciono. Esulto. C'è qualcuno al di là del muro!

Lui

Tutto chiacchiere e distintivo.

17.02.03

Sssst!

Qui si lavora!

15.02.03

Passeggiatina serale sotto le stelle

Passeggiatina serale sotto le stelle e la luna quasi piena, per recuperare il Voltaren (benedetto sia tu). Deserta, la strada risuona solo dei tacchi dei miei stivaletti. Non c'è un cane. Anzi no, ce ne sono almeno quattro. Una sono io, gli altri tre si stanno facendo venire la raucedine abbaiando da dietro i cancelli di alcune villette. Si sforzano per mestiere, per senso del dovere, per far contenti quei fessi dei loro padroni. La giugulare grossa così e nessuna convinzione. Mera messinscena marketing, insomma. Alla prima polpetta avvelenata, ci scommetto qualcosa, scondinzolano contenti e corrono a mangiarsela.

Se un giorno qui accanto

Se un giorno qui accanto ci scappasse il morto non me ne meraviglierei più di tanto. La follia condominiale è fatta così: fomenta ogni giorno, si nutre di infuocate assemblee, calcifica nei piccoli dispetti quotidiani, tritura un amministratore dietro l'altro ed esplode in periodiche liti che finiscono con la rituale minaccia di querela. Ma c'è soprattutto un posto dove il potenziale omicida condominiale esercita tutte le sue perverse fantasie di vendetta: il garage. Fuori ci sono a malapena tre gradi? Non importa. Lui non disattende mai la sua missione, specialmente nei pomeriggi del sabato e della domenica. Montalbano tenga nota, gli indizi sono questi: la porta del box sollevata, la cassetta degli attrezzi aperta, la bicicletta mezza smontata appoggiata al muro e la macchina parcheggiata metà dentro e metà fuori. E' lui, prendetelo.

14.02.03

Pro logo

Siamo alla frutta. Di più, al dolce. Col cucchiaino in mano, estasiata, commento: dì pure quel che ti pare, Naomi, ma l'amarena è solo Fabbri. E il tailleur solo Armani. Gli altri ci provano, sono bravi, bravissimi. Ma non c'è niente da fare. Gran cosa, essere un marchio.

A volte tornano

E nessuno li rimpiangeva, peraltro. Così riappare sulle scene M*, con il corteo delle sue schizofreniche personalità. Affetto da ego ipertrofico, è convinto - come mi conferma il caro S* - che ogni saluto e ogni sorriso femminile sia una subliminale dichiarazione d'amore. Inutile dire che non c'è niente di più irritante per una donna che essere trattata come una verginella sprovveduta con piagnistei del genere su, dimmelo che mi ami, non fare la scontrosa. Quanti ne ho sentiti così? Parole d'ordine: rilassati, distenditi, lasciati andare. Voglio restare frigida, grazie.

Magic moments

Questo è il momento migliore. L'ufficio è semivuoto. V* ascolta musica. A1* scrive. A2* pensa (curiosissima: a cosa?). A3* parla con se stessa.

Buon...(?)ino

U* lo trova orribile ma io sto ancora sghignazzando. Tanti auguri!

13.02.03

ComboSaver

E così adesso sono affunata, come da regolamento aziendale. L'aggeggio - Combination Lock Security Cable, "facile da usare, senza bisogno di chiavi!" - deve fungere da deterrente per i malintenzionati interessati a migliorare la propria dotazione informatica di frodo. Il mio portatile (perché sì, gli oggetti hanno un'anima) non sorride. Mi par quasi di sentirlo latrare, legato come un cane alla gamba della scrivania.

IL PUNTO

Questa casa è un albergo

Bello. Ogni tanto qualcuno passa e lascia qualcosa di sé. Indizi e indirizzi, commenti, profumi. Non potendo offrire un the ai gentili ospiti, ho deciso di tener traccia del loro arrivo in uno spazio che nel titolo allude a uno dei più classici rimbrotti familiari. Come a dire: qui non ci sono orari né obblighi di residenza o domicilio. Si viene e si va.

12.02.03

INDICE PUNTATO

Commemorazioni

In un mondo ideale, Costanzo commemora Gaber facendo cantare a Jannacci La strana famiglia:

Vi ho presentato la mia famiglia
non si trucca non si imbroglia
è la più disgraziata d'Italia.
Il bel paese sorridente
dove si specula allegramente
sulle disgrazie della gente.

Come ti chiami, da dove chiami,
stiam diventando tutti scemi,
pronto, pronto, pronto stiam diventando tutti coglioni,
pronto, pronto, pronto con Berlusconi o con la RAI.

STRETTAMENTE PERSONALE

Cosa dovrò mai dire, cosa

Cosa dovrò mai dire, cosa posso pensare. Alzo gli occhi e sorprendo il tuo sguardo appoggiato sul mio. Silenzio. Sostengo la tua fermezza per qualche secondo e poi nuoto via, confondendomi in un getto d'inchiostro.

IL CIRCOLO DEI VASTASI

Il kit del giornalista

Ovverossia, nell'ordine, forchetta, coltello, tovagliolino di carta per eventuali buffet, block notes per le interviste e modulo dell'Istituto di previdenza per la richiesta di rimborsi.
C'è Tizio, per esempio, giornalista Rai, che è lì in coda per la visita medica con la sua carta in mano. Nel 1996 è caduto dal letto e s'è rotto una clavicola. Ora vuole diecimila euro, non uno di meno. E quell'altro che il gomito, anzi il ginocchio, insomma, porcaputtana, sbotta il medico con i certificati in mano, che minchia s'è fatto questo? Per non dire poi di Caio che prima dell'incidente guidava una macchina di grossa cilindrata e invece ora, costretto a viaggiare su un'utilitaria, chiede i danni morali, perdio, e poi guardi qui, piagnucola con la segretaria, vede che occhio conciato? Non si può dargli torto. Chiunque l'abbia costretto a scendere dal Volvo per chiuderlo dentro una Seicento è tacciabile di crudeltà mentale.

10.02.03

STRETTAMENTE PERSONALE

Chi c'è, c'è

Apriti bastarda (tu, caro, non leggere)
Succede questo. "Dove sei, in bagno?". "No, perché?" rispondo io. "Allora vieni ad aiutarmi!". Scendo e lo trovo che armeggia con la serratura della porta del bagno. Chiusa. Inspiegabilmente chiusa dall'interno. Eppure in casa ci siamo solo noi due e siamo lì davanti, come due pisquani, a chiederci come sia possibile. Tentiamo di sollevare la porta da sotto, proviamo a spingere, sudiamo. Alla fine, non so come, ce la facciamo. La bastarda si apre. Io comincio uno sproloquio contro il falegname che ha fatto i lavori: "Questa volta c'è andata bene, ma la prossima son guai!".

E succede anche questo, davanti ai fornelli, in cucina. Squilla il cellulare, vado alla porta e... Chiusa. "Scusa", gli chiedo, "hai chiuso la porta mentre stiamo cucinando?". "Io? Io no!". "Ma è chiusa a chiave, guarda!".

Ora, andiamo per ordine. Se mentre sono in casa da sola e sento aprire e chiudere la serratura dell'ingresso, so che è irrazionale ma lo faccio: scendo di corsa le scale e vado a vedere se per caso becco il ladruncolo sul fatto. Mi par di sentire una voce femminile nel corridoio? Mi metto in ascolto e poi concludo: calma, è un'allucinazione.
Ma se per ben due volte trovo chiusa a chiave - e una volta dall'interno! - una porta che nessuno aveva intenzione di serrare, mi chiedo se devo aprire il cranio del falegname o se devo rivolgermi a una medium. Vuoi vedere che vivo nella casa degli spettri?

09.02.03

SENZA PAROLE

Sentiti ringraziamenti

In metropolitana (sentita da U* sotto Natale):
"Buon Natale a tutti! Una moneta, prego, una moneta". Tende il bicchiere di carta di una Coca Cola media, tutto smangiato ai bordi, sbuffando per soffiar via il ciuffo lungo dagli occhi. Olivastro, faccia da schiaffi e accento slavo, il ragazzo ripete la sua nenia con voce monocorde, senza guardare in faccia nessuno: "tanto bene tanta fortuna tutti vostri cari, una moneta, prego". Una, due stazioni, poi capisce che questa gente ha il cuore di pietra. Ma le buone maniere sono buone maniere: mentre esce, a mani vuote, esclama: "Grazie, diocristo!"

07.02.03

SENZA PAROLE

L'implacabile

Ah ah ah... Igino-Knauss colpisce ancora.

IL CIRCOLO DEI VASTASI

Lustrìsimi

Sarà stato davvero indispensabile un nuovo (un altro!) articolo sul Corsera di oggi in cui ci si dice quanto è forte, brava, preparata, schiva, understatement come una vera nobildonna la giovanissima (non ancora ventiduenne) Martina Mondadori, che entra nel Consiglio di amministrazione della casa editrice, ora presieduta da un'altra illustre figlia, Marina Berlusconi? Avevamo capito il concetto, grazie. Ci complimentiamo per gli stages, ci rallegriamo per l'eccellente curriculum, già che ci siamo diamo una pacca sulla spalla all'imberbe Jaki Elkann e poi continuamo a compatirci. Noi figli di nessuno.
(Cari colleghi giornalisti, state buttando benzina sul fuoco di quello che una volta si chiamava odio di classe o, essendo voi stessi figli di, non capite proprio che est modus in rebus e il modus non può essere quello di farla fuori dal vaso?)

I WILL SURVIVE

Bassa marea

E' come se non mi importasse più nulla di nulla. Eppure c'è stato un tempo in cui non dimenticavo una faccia, un nome, una vicenda. Anzi, ero ossessionata dai ricordi. Ora c'è bassa marea. Vorrei dire d'aver acquistato in profondità quel che ho perso in volume, ma non sarebbe vero. La tonalità emotiva s'è appiattita e sbiadita su una quotidianità saputa, a tratti isterica e brutalizzata da eventi che assumono un'importanza impiegatizia, a orari sindacali. Gente, facce e parole che esistono dalle nove alle sei di sera tra il lunedì e il venerdì.

GLORY DAYS

La memoria mi tradisce

O io tradisco lei, non so. Fatto sta che mi par d'essere un colabrodo. Trame di libri, di film, facce, situazioni: tutto quel che entra nel mio cervello trasuda dal cranio e gocciola sul pavimento. Ieri, per esempio, davanti al banco dei latticini: mi incrocia e mi fissa aggrottando un po' le sopracciglia. Che ha da guardare?, penso. Me lo trovo di nuovo vicino in un corridoio parallelo. E' chiaramente incuriosito e ascolta la mia conversazione. La faccia, la faccia... mi ricorda qualcuno. Ma chi? Ma sì, è lui, il mio compagno di scuola delle medie! Sì, ero andata pure a una festa a casa sua, come ho fatto a dimenticare? Si chiama, si chiama... Ci sono: Enrico T.! Ora se lo incontro di nuovo al banco di panetteria, faccio la brillante e lo saluto: ciao, ma tu non sei Enrico? Come stai? Mentre pago lo cerco con gli occhi. Nulla, sparito. Ne parlo con U*: sai, ho incontrato quel mio compagno Enrico T. Chi, quello del liceo?, mi risponde U*. Liceo? Ma no, dico, scuole medie! Poi mi fermo. Ommadonna. Non Enrico, Luigi! Menomale che non l'ho salutato.

04.02.03

I WILL SURVIVE

Ars moriendi

Ci sono stata. Io come mille e più persone, tutte stipate all'inverosimile dentro il Teatro. Scene da concerto rock, con battibecchi astiosi per via dei posti okkupati (il k ci vuole, si addice al grugno della studentella che aveva sdraiato il cappotto su quattro poltrone accampando non meglio precisati diritti pure sulla quinta. K come kaputt, bambina!) e con l'imprevisto svenimento di una signora bionda e très chic. André Ruth Shammah - decisa a sperimentare la penetrabilità dei corpi - li ha fatti entrare tutti, proprio tutti, accampandoli fin sul palco, dietro i relatori. Abbiamo sofferto, dunque. Platone può compiacersene: la filosofia è esercizio di morte e noi ci siamo andati vicini.

[CONTINUA...]

02.02.03

GLORY DAYS

Alla ricerca del tempo perduto

Ci vado o non ci vado? L'Heidegger per tutte le stagioni torna in scena domani, al Teatro Franco Parenti. L'incontro - sul tema La terra del tramonto e della globalizzazione - promette bene. Starei quasi per dire "interessante", come fosse lontanissimo il tempo in cui trovavo indigeribile la bulimia culturale e il birignao intellettuale di chi, con aria saputa, sentenziava appunto: "Interessante!" dopo lezioni che ti toglievano la pelle di dosso.

Shangri-la. Un weblog per tutti e per nessuno.

shangrila-blog@tiscali.it